Uccise il padre, condanna confermata
Sedici anni di carcere in appello per il giovane Pietro Basile. Il parricidio era maturato in un clima di violenze domestiche
NUORO. Confermata la condanna in primo grado a sedici anni inflitta dal gup del tribunale di Nuoro poco più di un anno fa: poco dopo le 13 di ieri mattina, in un’aula giudiziaria di Sassari, per Pietro Basile si chiude amaramente il processo di secondo grado. Anche per i giudici di appello, infatti, il giovane di Bitti deve restare in carcere per scontare una condanna per parricidio. Per la seconda volta, dunque, la legge ha decretato la sua colpevolezza. Ha stabilito che sedici anni di carcere sono sufficienti perché il giovane espìi la pena di un omicidio commesso due anni fa, nel giorno di Capodanno. Correva proprio il primo giorno dell’anno, infatti, quando Pietro Basile, dopo l’ennesimo snervante scontro con quello che riteneva una sorta di “padre-padrone”, prende in mano una pistola calibro 7.65 e uccide il padre Franco.
«Quando esplode i tre colpi di pistola Pietro Basile era nelle scale di casa – aveva ricostruito il pm Giorgio Bocciarelli nella sua requisitoria – La successione di colpi è talmente rapida che Franco Basile non si rende conto subito che sta per morire. Pur essendo stato colpito da un proiettile riesce a uscire sul pianerottolo, poi si accascia a terra. Tre colpi di pistola, dunque: sul posto sono stati rinvenuti tre bossoli e una ogiva. Due colpi vengono deviati dal muro, il terzo e unico centra Franco Basile».
Una sequenza di colpi terribile, dunque, figlia, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, di un motivo decisamente banale, un litigio nato per un’auto contesa, ma scatenata, in realtà, da un crescendo di dissidi, scontri continui in famiglia, e disperazione. «Non ho mai avuto intenzione di uccidere – aveva spiegato il giovane Pietro, a chi gli chiedeva spiegazioni – stavo solo cercando di difendermi». I suoi paesani, ma anche alcune vicende giudiziarie che si sono chiuse da poco e solo per “la morte del reo”, descrivono infatti Franco Basile come un padre decisamente duro e un marito tutt’altro che gentile. Era finito a giudizio per maltrattamenti in famiglia. «Pietro è un bravo ragazzo, ha sempre e solo cercato di difendere se stesso e la madre Rosalia dalle angherie del padre», ripete chi lo conosce bene. I suoi avvocati, Franco Luigi Satta e Giandomenico Serra, in aula, lo hanno difeso con scrupolo e passione inserendo il parricidio all’interno di un quadro familiare delicato e piuttosto pesante. Ma anche per i giudici di secondo grado, tuttavia, così come aveva chiesto il procuratore generale Maria Gabriella Pintus, Pietro Basile deve restare in carcere a scontare 16 anni. «Aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza – hanno commentato i due legali – poi ricorreremo senz’altro in Cassazione».
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