In festa con thurpos ed eritajos
Orotelli, tutto pronto per assistere al fascino dei riti delle maschere tradizionali
OROTELLI. Archiviata con successo “Fainas de ichinadu” (i mestieri del rione), la manifestazione promossa dal Comune per fare rivivere i mestieri di un tempo, Orotelli si tuffa ora nel carnevale. I due eventi sono stati inseriti dall’amministrazione comunale in un unico format che ha per titolo “Bindichidies oroteddesas” (i quindici giorni di Orotelli) proprio per sottolineare il clima di festa, di tradizioni e di cultura che il paese sta vivendo dal 29 gennaio, giorno di apertura delle “fainas”, al 14 febbraio 2016, quando si concluderà il carnevale. Stavolta, i protagonisti assoluti della festa saranno thurpos, thurpeddos ed eritajos: le maschere etniche del paese barbaricino che, a carnevale , si trasforma in un palcoscenico di riti misteriosi che affondano le radici nelle più antiche tradizioni contadine.
Sarà proprio il solenne rito della vestizione delle maschere ad aprire, domenica 7 febbraio, le manifestazioni del carnevale. Alle 15, thurpos, thurpeddos ed eritajos si prepareranno per la sfilata indossando davanti al pubblico le loro caratteristiche maschere. I thurpos (letteralmente i ciechi per via del cappuccio calato sugli occhi) si infagotteranno nel loro cappotto (su gabanu) di orbace nero, si anneriranno il viso con la fuliggine ricavata dal sughero bruciato e si cingeranno con una bandoliera di campanacci e una fune legata intorno alla vita. Sos eritajos (portatori di ricci) indosseranno, invece, il caratteristico saio bianco e una benda di tela rossa. Sotto il saio nasconderanno una collana di tappi di sughero ricoperti con gli aculei di riccio. Durante la sfilata s’eritaju cercherà una giovane donna da abbracciare per pungerla. Un rito, questo, che simboleggia le dolorose punture dell’amore. I thurpos, dal canto loro, si muovono in coppia, aggiogati come buoi, mentre un altro thurpu (su voinarzu), che incarna il contadino, cerca di tenerli a bada con le redini, il pungolo e le urla incomprensibili. Nel corso della sfilata metteranno in scena antichi riti per allontanare le forze del male che cercano di influire negativamente sui frutti dei campi e per propiziarsi la benevolenza della natura sull’annata agraria. La sfilata partirà alle 16 dal rione Canarzos per concludersi in piazza Su palu, al centro del paese, dove si ballerà fino a notte fonda con gli organettisti locali. Il copione verrà ripetuto la domenica successiva, 14 febbraio, con inizio alla stessa ora. Stavolta, però, la sfilata partirà dal rione di Iscattaj per arrivare sempre a piazza Su palu, dove, alle 19, ci sarà la cena comune a base di fave, lardo e vino, offerti, stavolta, dalle associazioni dei thurpos. Il tutto per rispettare la tradizione che vuole che, l’ultimo giorno di carnevale, siano loro, i thurpos, a offrire da bere a tutti.
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