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Nuoro

Due verità sulle morti per amianto

L’Inail ribadisce: «La situazione era grave, ma non c’era rischio malattie». L’Aiea replica: «Analisi fatte dopo la bonifica»

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INVIATO A OTTANA. Ci sono due verità sulle morti per amianto a Ottana: da una parte l’Aiea (associazione esposti amianto) con i familiari delle vittime e gli ex lavoratori Enichem e Montefibre che vedono nel lavoro in fabbrica la causa delle patologie asbesto correlate; dall’altra l’Inail che nega, se non in rarissimi casi, tale nesso causale. E ribadisce, come ha fatto ieri in un incontro convocato a Cagliari, che l’esposizione all’amianto fosse addirittura inferiore ai limiti di legge. Tra Aiea e Inail, terzo incomodo, i carabinieri che hanno avviato un’indagine in seguito all’esposto dell’Aiea e che a ritmo quasi quotidiano scoprono nei siti dismessi all’interno dell’area industriale nuovi depositi di rifiuti speciali. L’ultimo sequestro risale a mercoledì, e ha riguardato due aree di circa 5 ettari e un deposito all’interno del quale sono stati ritrovati alcuni voluminosi fusti contenenti materiale che dovrà essere analizzato. Si era partiti dall’amianto, ma l’inchiesta che la procura della Repubblica di Nuoro ha affidato ai carabinieri della compagnia di Ottana (con la collaborazione del Corpo Forestale) rischia di portare a galla altri rifiuti tossici e pericolosi malamente smaltiti, se non addirittura occultati. Ad avvelenare il clima, se ce ne fosse bisogno, scritte anonime contro i carabinieri apparse sul muro del cimitero di Ottana che non lasciano spazio a dubbi.

Ma l’ultima notizia è che l’Inail, tirato in ballo dall’Aiea perché non ha mai riconosciuto la malattia professionale agli operai di Ottana vittime di patologie asbesto correlate, ieri è sceso in campo per chiarire la propria posizione. Lo ha fatto in un incontro con la stessa Aiea e con gli organi di stampa che si è sostanzialmente trasformato in un boomerang, di fronte a una serie di dati di fatto e obiezioni dei vertici dell’associazione esposti all’amianto (il vice presidente nazionale Mario Murgia, la presidente Sabina Contu e la portavoce Carmina Conte).

«L'amianto a Ottana c'era ma la concentrazione era inferiore rispetto a quanto previsto dalla normativa per ottenere i benefici pensionistici e conseguentemente la malattia professionale in caso di patologie asbesto correlate», hanno sostanzialmente detto i dirigenti dell’Inail. «Già nel 2004 l'istituto aveva risposto a questo quesito – ha sottolineato il direttore regionale dell'Inail, Enza Scarpa, in carica da un mese – stabilendo che vi era stata un’esposizione di gran lunga inferiore rispetto a quella che la normativa richiede affinché si possa accedere ai benefici previdenziali da parte dei lavoratori sani. Questo ci ha impedito di rilasciare la certificazione per i benefici, ma allo stesso tempo ci ha consentito di riconoscere malattie professionali asbesto collegate e denunciate». Il riferimento è alla legge nazionale 257/92 sull’esposizioni all’amianto, dai cui benefici furono esclusi non solo Ottana, ma l’intero polo chimico sardo: e dunque gli impianti di Porto Torres, Villacidro, Assemini e Sarroch. Per quale motivo? Nel caso di Ottana, perché nel 2003 proprio l’Inail stabilì in una relazione, al termine di accertamenti e di un sopralluogo insieme con i dirigenti Enichem, che a Ottana non si superavano i limiti di legge di esposizione d’amianto.

Una tesi ribadita ieri e contestata su più fronti dai rappresentanti dell’Aiea. In primo luogo, l’amianto in quella data non c’era più da alcuni anni, visto che dal 1992 al 1999 ne furono smaltite ben 140 tonnellae. Lo stato dei luoghi prossimi al disuso, dunque, era ben diverso rispetto alle condizioni in cui operavano i lavoratori, i quali testimoniano come l’amianto circolasse persino nei condotti di climatizzazione.

I numeri, poi. Le domande pe ottenere i benefici pensionisti in tutta l’area industriale furono 1441, ma ne furono accolte appena 12; quelle per la malattia professionale furono 77, e solo sei quelle accolte. Di più, l’Aiea ricorda come tra le domande respinte ci furono anche quelle di lavoratori poi deceduti, e come tali casi siano in forte aumento. Dopo il contradditorio, il direttore Inail Scarpa ha promesso ulteriore approfondimenti sui casi delle persone ammalate di carcinoma popolare. È un piccolo passo, ma per l’Aiea la strada verso la giustizia è ancora lunga.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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