Escursionisti e guai, l’appello delle guide: «Regole e rispetto»
Dopo la disavventura di Gorroppu i consigli degli esperti «Serve un leader ogni dieci, massimo venti partecipanti»
OLIENA. Non si placano, neanche a distanza di giorni, le polemiche e gli interventi degli addetti ai lavori dopo l’escursione a Gorroppu per cinquecento avventurieri del Supramonte, nel giorno di Pasquetta: gli esperti, infatti, mettono in guardia gli appassionati della montagna e del trekking. «Nel 2016 – scrivono in un comunicato un elenco di operatori del settore della provincia di Nuoro – ci sono guide che investono il proprio tempo prezioso e le proprie risorse economiche per migliorarsi culturalmente e professionalmente, per dare dei servizi di qualità ai propri clienti e stare al passo con i tempi, rispettando sempre il parametro qualità-prezzo». «D’altro canto, poi – proseguono – ci sono invece organizzatori di gite fuori porta, che pur di svendere il territorio e mettere tanti quattrini in tasca in una sola volta, sono disposti ad accogliere centinaia di richieste senza avere un briciolo di buon senso e capire le regole fondamentali da seguire». Anzitutto, viene sottolineato, una buona organizzazione mette a disposizione una guida ogni dieci, massimo venti partecipanti, così da salvaguardare la sicurezza dei suoi ospiti. «Per comprendere l’importanza di questo aspetto, basterebbe solamente pensare ad un malaugurato caso: e se lo scorso 28 marzo, in quella bolgia, qualcuno, solitario, si fosse fatto male magari, lontano dagli occhi degli altri e fosse finito in mezzo ai grossi massi di Gorroppu? – viene fatto notare – sarebbe rimasto lì per ore rischiando anche il peggio» è la probabile conseguenza.
Una buona guida, allora, deve seguire il proprio gruppo, passo dopo passo, osservarne i movimenti, aiutarli qualora ci siano difficoltà e intervenire in ogni occasione, visto che tra i tutti i corsi di aggiornamento che vengono frequentati, rientra perfino quello di primo soccorso, indispensabile per chi fa un lavoro di questo tipo. Un altro aspetto da non sottovalutare, inoltre, è l'impatto antropico che una presenza massiccia di persone può avere sui luoghi. L’ambiente naturale va rispettato e protetto. E rispetto significa rispetto a trecentosessanta gradi: fiori, piante e animali, portando via i rifiuti eventualmente prodotti. «Ciò che non deve mai mancare, d’altra parte, sono il buonsenso e l’umiltà: capire i propri limiti organizzativi e gestionali e, quindi, cosa è possibile fare con le risorse umane che si hanno a disposizione».
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