La Nuova Sardegna

Nuoro

«L’industria è ancora settore strategico»

Il presidente della Confindustria ha sottolineato l’importanza di puntare su un’economia integrata per il rilancio

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NUORO. «Per far ripartire le zone interne bisogna puntare su un’economia integrata, ma l’industria è un tassello strategico per il rilancio». Il presidente della Confindustria della Sardegna centrale, Roberto Bornioli, ha voluto sottolineare la posizione dell’organizzazione dopo le polemiche di questi giorni tra gli amministratori del territorio e i lavoratori dell’industria. «Come documentato in numerose pubblicazioni – ha fatto notare Bornioli – il processo di industrializzazione è stato determinante per la modernizzazione della Sardegna e ha consentito, grazie anche a una classe politica lungimirante, di creare sviluppo e occupazione portando a una profonda trasformazione dell’economia e della società. Ancora oggi l’industria rappresenta una fetta importante dell'economia della Sardegna e anche nelle province di Nuoro e Ogliastra resiste un tessuto produttivo che è per certi versi anche sorprendente. Nonostante la crisi, infatti, nel 2014 il settore dell’industria è al secondo posto per numero di aziende censite nel Registro imprese (6.010), dopo quello agricolo (8.194), avanzando di misura sul commercio e superando con 15.100 addetti sia i 9.600 occupati dell'agricoltura, sia quelli del commercio e del turismo che assieme valgono 17.600 unità.

«Con 537 milioni di euro – ha continuato l’analisi il presidente di Confindustria nuorese – l’industria ha contribuito nel 2013 per il 16,8% al valore aggiunto provinciale rispetto al 6,9% dell'agricoltura, mentre tutto il terziario vale il 76,3%. Inoltre, dal settore industriale, manifatturiero ed estrattivo deriva il 100% dell'export nuorese con 100,1 milioni di euro. Ed è bene tenere presente che cosa siano oggi l'industria e il settore manifatturiero nella Sardegna centrale. Non c'è soltanto il polo della chimica e dell'energia a Ottana, da salvaguardare nonostante la crisi. Ci sono anche realtà come l’Antica Fornace Villa di Chiesa e Corstyrene, ma anche le miniere di talco e feldspato di Orani e Ottana, le tante imprese del manifatturiero a Pratosardo, il distretto del marmo di Orosei, la centrale idroelettrica del Taloro, la Sarflex e la cementeria a Siniscola, la Saipem e il polo metalmeccanico e il polo nautico di Tortolì, le tante aziende agroalimentari nel territorio con un polo importante tra Tossilo e Bortigali. Ma anche le industrie culturali, tra cui quelle grafiche, informatiche e le case editrici».

Senza dimenticare le imprese di costruzioni. Sebbene pesantemente ridimensionato dalla deindustrializzazione e dalla crisi, il settore industriale resta comunque strategico per l’economia nuorese, nonostante le difficoltà degli ultimi anni legate in gran parte ai forti svantaggi competitivi e alla concorrenza del mercato.

«Quale deve essere il modello di sviluppo per uscire dalla crisi, su quali settori produttivi occorre investire? – si è chiesto Roberto Bornioli – Rispetto a chi propone di puntare su un modello di sviluppo incentrato sulla ruralità, ribadiamo la strada di un’economia integrata, che oltre all'industria veda protagonisti anche l’agricoltura, il commercio e il turismo, e che valorizzi nuovi settori produttivi come ambiente e cultura, asset peculiari delle zone interne con grandi potenzialità finora inespresse. Auspichiamo fortemente che l’agricoltura possa raddoppiare il suo peso nell’economia sarda – ha concluso il presidente di Confindustria – ma non possiamo pensare di crescere puntando su un unico comparto, che produce a livello regionale appena il 3 per cento del Pil in una regione che è costretta a importare l’80 per cento della carne, della frutta e della verdura. Per invertire la tendenza e far sì che le zone interne possano crescere occorrono infrastrutture, il taglio delle tasse e la fiscalità di vantaggio, la disponibilità del metano, oltre a una spesa efficace dei fondi».

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