Mega impianto solare, la rivolta della Barbagia

Daniela Falconi, sindaca di Fonni, si schiera con l’allevatore Giovanni Cualbu. «Inaccettabile l’esproprio per pubblica utilità dei suoi terreni nel Campidano»

NUORO. «La mia famiglia lavora in quei terreni dalla fine dell’800. Se pensano di farmi sloggiare facendo la voce grossa si sbagliano». Giovanni Cualbu, classe 1939, nato a Fonni e da una vita residente a Decimoputzu, non accetta di vedere calpestati i propri diritti di allevatore. Per la seconda volta nella vita affronta una battaglia persa in partenza, almeno in teoria. Ma ce l’ha fatta nel dicembre 1966, quando venne sequestrato dall’Anonima e riuscì a liberarsi dopo tre giorni di prigionia; spera di farcela anche stavolta, in una battaglia che si gioca su un piano di cavilli legali e si combatte a colpi di carte bollate.

L’ultimo atto sembra dare ragione alla Flumini Mannu Ltd, società con sede legale a Londra e domicilio fiscale a Macomer. Il ministero dell’Ambiente ha appena espresso parere positivo sulla Valutazione di impatto ambientale dell’impianto solare termodinamico di Flumini Mannu: esteso per 270 ettari tra i territori di Villasor e Decimoputzu, se venisse realizzato sarebbe uno dei più grandi d’Europa. In mezzo ci sono i cento ettari della famiglia Cualbu, che qui tengono al pascolo 1800 ovini. Gli unici, o quasi, a non aver ceduto alle lusinghe e ai soldi offerti dalla Flumini Mannu Ltd, costituita ad hoc e rappresentata da un architetto di Silanus, Luciano Virdis.

Blitz di ferragosto. In questi giorni Giovanni Cualbu è a Fonni insieme con moglie, figli e nipoti, come ogni estate. Pur avendo trascorso la maggior parte della vita in Campidano, l’allevatore non ha mai reciso i rapporti con il paese d’origine, al contrario si sente ancora parte della comunità del Gennargentu. Un sentimento ricambiato, visto il seguito suscitato dalla presa di posizione del sindaco di Fonni, anzi la sindaca come le piace essere chiamata, Daniela Falconi. «Con l'assessora Annamaria Coccollone siamo state a casa del signor Giovanni Cualbu, il nostro compaesano che è al centro di una vicenda che ha dell'assurdo – scrive la sindaca nel sua pagina Facebook –. Vicenda che in questi giorni in cui tutti sono in ferie, in pieno stile italiano, ha subito un'accelerazione di firme e autorizzazioni forse con la speranza di farla passare in silenzio. Siamo state da lui non solo per portare la vicinanza di tutta l'amministrazione, ma - lo dico senza paura di essere smentita - per fargli sentire forte l'appoggio di tutto il suo paese».

«Ci hanno raccontato, Giovanni e sua moglie, tutta la vicenda. Noi – prosegue Daniela Falconi – ascoltavamo impietrite e incredule. La storia ha dell’incredibile: questa gente arriva a casa loro con una valigetta carica di soldi e prima vuole prendere in affitto i terreni e poi, ricevuto il diniego, tenta direttamente il colpaccio con l'esproprio "per pubblica utilità"». È proprio questa giustificazione, su cui si gioca l’esito del contenzioso tra la società e la famiglia Cualbu, a indignare Daniela Falconi. E le centinaia di persone che hanno condiviso sui social network la sua denuncia. «La pubblica utilità – dice – è una strada, una scuola, un ospedale; credo che chiunque di noi non opporrebbe mai resistenza alla cessione di una porzione di terra per la realizzazione di una strada migliore. Ma non può passare che centinaia di ettari sottratti agli agricoltori e ai pastori, per una produzione di energia che in Sardegna non serve a nulla e i cui guadagni vanno a un privato, siano una questione di pubblica utilità».

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