«Rubare i campioni di dna? È incredibile»
Parla Mario Pirastu, il direttore del progetto scientifico che ha portato alla nascita del parco Genos
NUORO. «Rubare le provette di sangue e dna dai freezer dei laboratori del Parco Genos, a Perdasdefogu? Mi sembra una storia incredibile». Parola di Mario Pirastu, il genetista che conosce a menadito il progetto visto che è stato proprio lui a seguirlo fin dal 2000, quando Renato Soru decise di fondare la società di ricerca scientifica “Shardna”. Obiettivo principale: studiare il patrimonio genetico dei sardi per scoprire il segreto della longevità custodito nelle famiglie ogliastrine, identificare le malattie endemiche della Sardegna (come l’anemia, la sclerosi multipla e il diabete) e mettere a punto le cure. Pirastu è stato a lungo direttore del progetto scientifico che ha portato alla nascita del Parco Genos. «Innanzitutto, portar via i campioni di dna senza i dati correlati non ha alcun senso. Il dna, in sè, non ha nessun valore, non è oro. Poi, ed è questa la cosa più strana, solo i ricercatori del Cnr hanno la chiave del laboratorio. Come hanno fatto, al parco Genos, ad accorgersi che mancavano le provette dai freezer dal momento che nessuno, ripeto, nessuno può aprirli, a parte il sottoscritto e i ricercatori del Cnr?». Per il genetista, poi, il trafugamento delle provette e il loro trasporto comporterebbe un’organizzazione degna del miglior film di James Bond.
«I campioni di sangue e dna sono conservati in 18 grandi freezer e congelatori, a una temperatura costante di -80 gradi. Per garantire che nel trasporto non vadano al di sotto di una certa temperatura, è necessario immergerli in quintali di ghiaccio secco». Quindi, una volta fuori dal laboratorio, le scatole ricolme di ghiaccio, nelle quali sono immersi i 230mila campioni biologici prelevati negli anni da 13mila ogliastrini, dovrebbero essere caricate su un tir. «Un’impresa impossibile», ne è convinto Mario Pirastu, che bolla la vicenda «come una storia strana, al limite della fantascienza, alla quale faccio fatica a credere». Ma allora cosa può essere successo? «Io sono convinto che i campioni siano ancora lì, nel laboratorio del Parco Genos. Forse quelli che mancano sono stati prelevati dai ricercatori per i loro studi, com’è ovvio».
La Tiziana Life Sciences, che ha acquistato all’asta il diritto d’uso dei campioni biologici raccolti da “Shardna”, ha l’obiettivo di studiare i nuovi farmaci anti-cancro, il campo in cui la società inglese svetta a livello mondiale. «Sarebbe un vero peccato se tutto il lavoro di 20 anni, mio e degli altri ricercatori del Cnr, andasse perduto» conclude amaramente il ricercatore. (g.z.)
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