Aree di crisi: esclusa Ottana arriva la protesta della Cisl
L’attacco dei segretari provinciali del sindacato e della Femca-Cisl, Fele e Contini «È evidente che Roma e il governo Renzi siano poco interessati alla nostra isola»
OTTANA. Continua a provocare reazioni e polemiche la notizia secondo la quale la Sardegna è statati esclusa dal provvedimento del governo che garantirà un reddito mensile di 500 euro per 12 mesi ai lavoratori della aree di crisi complesse che hanno perso la copertura degli ammortizzatori sociali. Stavolta, la levata di scudi viene dai segretari provinciali della Cisl e della Femca-Cisl, Michele Fele e Katy Contini, che, per stigmatizzare le critiche alla bozza di decreto messa in campo dal governo nel corso di un incontro tra il ministro del Lavoro, Poletti, e le segreteria nazionali di Cgil, Cisl e Uil, utilizzano l'arma dell'ironia.
«Apprendiamo con molto piacere – scrivono in una nota i due leader sindacali – che la Sardegna intera e, quindi, anche le zone interne dell’isola, sono diventate un Eldorado e che, d’ora in poi, non essendo più in un’area di crisi, nessun sardo avrà problemi economici e occupazionali. Tutto questo a causa di alcuni giacimenti “auriferi” a Ottana, Tossilo, Siniscola e a Prato Sardo, nella periferia di Nuoro».
«Essendo soddisfatti di tutto ciò – proseguono Fele e Contini sempre sul filo dell’ironia – prevediamo di conoscere qualcosa in più relativamente all’impegno del governo regionale essendo ormai noto che le aree di crisi in tutta Italia partono dall’opulento nord, ed esattamente dal Friuli Venezia Giulia, passando per Toscana, Lazio, Umbria e Molise, fino ad arrivare alla Sicilia, dove, ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e gli ammortizzatori sociali viene proposto un anno di deroga rispetto al diritto legislativo o addirittura un nuovo “paracadute”, escludendo da questi provvedimenti i lavoratori sardi». Come è noto, la bozza di decreto del governo sul fronte degli ammortizzatori sociali scaduti o in scadenza prevede per i lavoratori delle aree di crisi complessa un sussidio mensile di 500 euro per un anno e, in alcuni casi, la proroga della cassa integrazione in deroga. Le aree di crisi individuate sono nove: Trieste, Piombino, Livorno, Rieti, Ascoli Piceno, Molise, Taranto, Gela e Termini Imprese. Le aree di crisi della Sardegna (Ottana, Sulcis e Porto Torres), invece, sono state escluse. «È mai possibile – si chiedono ora i sindacalisti della Cisl nuorese – che in Italia solo sette regioni su venti siano così disastrate e che la Sardegna finisca nel dimenticatoio?». Michele Fele e Katy Contini guardano soprattutto al centro Sardegna.
«È ormai da un anno – sottolineano i due esponenti sindacali – che aspettiamo risposte su Ottana e su alcuni progetti spendibili e credibili, ma purtroppo non è arrivato nulla. A questo punto, siamo interessati a sapere come intendano muoversi la politica regionale e le aziende interessate o se, invece, si vuol continuare con l’apatia di quest’ultimo anno in cui nessuno ha dato segni di vita».
La Cisl attacca duramente i rapporti del governo con la Sardegna. «È evidente che Roma e il governo Renzi – sottolineano Fele e Contini – siano poco interessati alla nostra isola. A questo punto non resta che sperare che, se il popolo sardo esiste davvero come popolo, dia segnali di vita e trovi un sussulto di dignità utilizzando tutti gli strumenti democratici di protesta e mobilitazione e si varchi il Tirreno per portare nella capitale la rabbia di un popolo dimenticato e tradito».
Un appello, quello della Cisl nuorese, alla mobilitazione generale che, vista la situazione di crisi in cui si dibatte il Nuorese, dovrebbe coinvolgere tutte le categorie di lavoratori e quelli, in particolare i tessili e i chimici, che hanno perso il lavoro.
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