La pistola di Ladu non uccise Giamattei

Colpo di scena in Corte d’assise d’appello. L’esperto balistico: «L’arma sequestrata non è quella utilizzata per il delitto»

NUORO. Il colpo di scena che la difesa attendeva da sei anni, due gradi di giudizio, e diverse decine di udienze, arriva sul finale del processo di secondo grado per gli omicidi legati al caso Barbagia Flores. Arriva davanti alla corte d’assise d’appello di Cagliari, quando Pietro Benedetti, il perito nominato dal presidente Grazia Corradini, si siede in aula e illustra ai presenti i risultati delle sue analisi balistiche. «No – scandisce con sicurezza l’esperto e uno dei massimi esperti italiani del settore – non è stata la pistola sequestrata a Marcello Ladu a sparare sul luogo dell’omicidio di Francesco Giamattei. Non è nemmeno la stessa tipologia di arma».

E per Paolo Pilia e Veronica Dongiovanni, i legali dell’ex latitante ogliastrino, tutt’ora in carcere per la strage di Copertino, si apre un nuovo e confortante scenario: una perizia disposta dai giudici scagiona Ladu dall’accusa di un omicidio e gli spiana di fatto la strada per una nuova possibile conferma dell’assoluzione già arrivata in primo grado. Anche se per conoscere il verdetto finale dei giudici bisognerà aspettare l’udienza del 22 novembre. Ma già da ieri, al processo di secondo grado a Cagliari, almeno per una delle parti in causa, si registrava aria di svolta.

Le cose per Ladu si erano messe male sei anni fa. A metà del luglio 2010, in una cella del carcere di Parma dove stava scontando una condanna all’ergastolo per l’assalto al portavalori finito con tre morti a Copertino, l’ex latitante di Villagrande Strisaili aveva ricevuto la notifica di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo il gip del tribunale di Lanusei Luca Verzeni che l’aveva firmata accogliendo la richiesta dell’allora procuratore ogliastrino, Domenico Fiordalisi, nei confronti di Ladu sussistevano gravi indizi che lo inchiodavano al ruolo di killer di Francesco Giamattei. Secondo gli inquirenti era stato Ladu il killer che il 30 settembre del 2001, nelle campagne di Villagrande, aveva ucciso il cacciatore del beneventano Francesco Giamattei, per procurarsi un fucile pulito da utilizzare tre giorni dopo per commettere l’omicidio di Rosanna Fiori. Anche se per il versante dell’inchiesta Fiori, poi, Ladu è uscito di scena.

In quelle 50 pagine di ordinanza Ladu scopre che a inchiodarlo all’omicidio Giamattei, secondo l’accusa, c’era soprattutto una pistola. Si trattava del revolver 357 Magnum, marca Zastava, che la polizia aveva sequestrato a Marcello Ladu il 16 dicembre del 2001 quando lo aveva sorpreso a Nuoro in via Toscana interrompendo così la sua lunga latitanza. Un consulente della procura ed esperto di balistica nei mesi successivi aveva analizzato quella pistola ma aveva escluso che fosse stata utilizzata per commettere qualche omicidio avvenuto in quel periodo in Ogliastra, e non era stata utilizzata nemmeno per commettere l’omicidio Giamattei. Dopo qualche tempo, una nuova analisi, commissionata sempre dalla Procura, ed eseguita dall’esperto Piero Lucchi, era giunta alle stesse conclusioni: Sulla base di queste due analisi, dunque, la posizione di Ladu viene archiviata. Passano nove anni, e nel 2010, il nuovo procuratore Domenico Fiordalisi rimette mano al caso Barbagia Flores, e agli omicidi dell’imprenditrice Rosanna Fiori e del cacciatore Francesco Giamattei. Assegna una nuova consulenza tecnica all’esperto del gabinetto di Cagliari della polizia scientifica, Gianfranco Boi e da questa analisi emerge una conclusione: l’ogiva trovata sul luogo del delitto Giamattei è riconducibile alla pistola sequestrata a Ladu a Nuoro.

L’ex latitante di Villagrande viene dunque rinviato a giudizio come presunto killer del cacciatore. In primo grado, tuttavia, grazie anche a una nuova analisi su quel Revolver, eseguito dall’esperto Giulio Madeddu, e ai dubbi instillati nella corte dal suo difensore, Paolo Pilia, Ladu viene assolto. E si arriva al processo di secondo grado: la corte presieduta da Grazia Corradini assegna un nuovo incarico peritale e lo commissiona al luminare della balistica in Italia, Pietro Benedetti.

Ieri mattina, in udienza, l’esperto illustra i risultati ottenuti: la pistola che ha ucciso Giamattei, ribadisce con convinzione, non è quella sequestrata a Marcello Ladu.

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