Bonifiche, il Tar boccia il ricorso della Montefibre
Ottana, è legittima la doppia ordinanza del sindaco alle aziende dell’area Tutte le imprese dovranno provvedere a rimuovere e smaltire i rifiuti
OTTANA. La doppia ordinanza emessa dal sindaco di Ottana, Franco Saba, che impone alle aziende che hanno lavorato nella zona industriale di bonificare le aree inquinate è pienamente legittima è, pertanto, non può essere oggetto di sospensiva.
Questa, in sintesi, la decisione delle prima sezione del Tar della Sardegna (presidente Lucrezio Ponticelli, consiglieri Antonio Plaisant e Gianluca Rovelli) che respinge l’istanza della Montefibre di sospendere le due ordinanze emesse dal primo cittadino di Ottana il 13 luglio e il 9 agosto 2016, con le quali impone alle aziende interessate «la rimozione e lo smaltimento di materiali e prodotti assimilabili alla categoria di rifiuto depositati in modo incontrollato nella zona industriale».
Il termine per adempiere, previsto dal primo provvedimento per il 12 agosto scorso, è stato prorogato con la seconda ordinanza al 30 novembre 2016 proprio per consentire ai soggetti interessati di organizzare al meglio i lavori di ritiro e smaltimento dei rifiuti. Entrambe le ordinanze sono state impugnate dalla società Montefibre, oggi in liquidazione e in concordato preventivo, davanti al tribunale amministrativo regionale di Cagliari con la richiesta di sospensione dell’efficacia dei due provvedimenti. Con un’ordinanza emessa in camera di consiglio il 9 novembre scorso, il Tar ha respinto la richiesta della ex Montefibre, rappresentata dall’avvocato Calogero Miccichè, ritenendo pienamente legittimi entrambi i provvedimenti del sindaco Franco Saba. Non solo.
Dagli atti presentati dal comune di Ottana, che si è costituito in giudizio con gli avvocati Stefano Porcu e Mauro Barberio, emergerebbe una sostanziale responsabilità della ex Montefibre nell’abbandono dei residui industriali.
«L’istanza cautelare – si legge nell’ordinanza dei giudici amministrativi – non merita accoglimento in quanto i profili indiziari sono obiettivamente sufficienti a collegare i rifiuti rinvenuti all’attività svolta dalla Montefibre, considerati il metodo di stoccaggio, il luogo di rinvenimento, la proprietà delle aree e il regime di recinzione e custodia delle stesse e che, comunque, era onere della ricorrente vigilare adeguatamente sui luoghi di sua proprietà, onere che, almeno da quanto emerge dagli atti in causa, non sembra essere stato adempiuto». Da qui il rigetto dell’istanza che obbliga ora la ex Montefibre, che ha dismesso il sito di Ottana nel 2003, a smaltire i rifiuti abbandonati. La società dovrà ora predisporre l’attività di campionamento, di analisi e caratterizzazione dei rifiuti secondo quanto impone l’ordinanza del primo cittadino di Ottana. Al di là delle procedure imposte dal provvedimento del sindaco e dalle leggi in materia di sicurezza e tutela ambientale, l'ordinanza del Tar è il primo atto di un tribunale che riconosce in via giurisdizionale la responsabilità nell'ambito dell'inquinamento del territorio di un’azienda che ha lavorato a Ottana. Altri procedimenti giudiziari, stavolta in sede penale, quali quelli delle cosiddette “pecore nere” e dei pesci morti nel fiume Tirso, sono ancora in corso. Finita l'industria, a Ottana forse comincia l'era delle bonifiche. Si spera non solo imposte dai tribunali.
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