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Nuoro

Crollo ponte di Oloè, 30 rinvii a giudizio

Crollo ponte di Oloè, 30 rinvii a giudizio

La voragine sulla Oliena-Dorgali provocò la morte del poliziotto Luca Tanzi. La strada resta chiusa per un nuovo cedimento

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NUORO. Dopo la notizia della chiusura del ponte di Oloè perchè non sicuro a causa del cedimento di alcuni centimetri riscontrato dai tecnici nel viadotto, ripristinato dall’Anas dopo l’alluvione di 4 anni fa, ieri la notizia dei trenta rinvii a giudizio per il crollo di quello stesso ponte, sulla provinciale Oliena-Dorgali, dove il 18 novembre 2013 morì l’agente di polizia Luca Tanzi e rimasero feriti altri tre colleghi. Quattro gli imputati prosciolti per non aver commesso il fatto (Salvatore Multinu, Ermes Castallet, Massimo Malvagna e Andrea Gardu), tutti rappresentanti delle imprese che hanno costruito il ponte. A deciderlo ieri il giudice per le udienze preliminari di Nuoro, Giuseppe Pintori che nella tarda mattinata, accogliendo le richieste del pubblico ministero Andrea Ghironi, ha letto il dispositivo e fissato la data del dibattimento. Gli imputati, infatti, compariranno davanti ai giudici del tribunale in seduta collegiale, il prossimo 5 aprile per rispondere di omicidio e disastro colposo. Si sono costituiti parte civile i due colleghi di Tanzi: Gavino Virdis con l’avvocato Lorenzo Soro, e Gavino Chigine con il legale Patrizia Romagnoli. Mentre la moglie del poliziotto, Annalisa Lai e i due figli, lo hanno fatto attraverso l’avvocato Francesco Manduzio.

La difesa. Ieri mattina gli avvocati Ivano Iai e Francesco Lai hanno chiesto la parola e vista la notifica di un altro avviso di chiusura indagini per 21 persone, accusate a vario titolo di aver provocato il crollo del ponte sul rio Sologo, a Galtellì (molte delle quali già coinvolte nelle inchieste parallele), hanno sollevato una questione: «Chiediamo – hanno detto i due legali – che vengano rivisitate le richieste di riunione dei procedimenti poichè il tribunale di Nuoro, in questo caso, dovrà creare tre collegi. Il che significa creare una riorganizazzione del tribunale. Tutti, sia le parti civili che gli imputati – hanno aggiunto i due avvocati – hanno interesse affinchè il processo sia celere. Le nostre richieste verranno reiterate anche davanti al collegio giudicante».

L’accusa. Il ponte di Oloè, lungo la strada Oliena-Dorgali, stando alla pubblica accusa, era nato male. Era stato progettato e costruito in un punto inappropriato: nel greto del fiume. Nell’avviso di chiusura indagini della Procura, infatti, era stato sottolineato che il cedimento della struttura era stato causato da fenomeni erosivi provocati proprio da scelte inopportune della Cassa del Mezzogiorno che aveva limitato la luce del ponte a 67 metri nonostante la larghezza della golena fosse di poco meno di 200 metri. A queste si era aggiunta la quasi assoluta mancanza di manutenzione e di controlli a quelle spallette che l’acqua impetuosa dell’alluvione, aveva eroso trasformandole in una trappola mortale, che il 18 novembre 2013 aveva inghiottito il fuoristrada della polizia e ucciso l’agente Tanzi. Per l’accusa il crollo del ponte di Oliena era stato causato da errori di progettazione della struttura e da inosservanza delle regole di buona amministrazione. Il sostituto procuratore,Andrea Vacca, titolare dell’inchiesta aveva messo in risalto l’assenza di piani di protezione civile della Provincia che soltanto quando la situazione era già precipitata aveva cercato di correre ai ripari. Così come la Forestale che, secondo l’accusa, nonostante l’allerta non aveva predisposto interventi sugli obiettivi a rischio.

Inchiesta parallela. Altre 41 persone sono state già rinviate a giudizio nel secondo troncone d'indagine per l’esondazione della diga di Torpé, che provocò la morte dell’anziana, Maria Frigiolini. In 10 sono coinvolti in entrambe le inchieste: l’ex presidente della Provincia di Nuoro Roberto Deriu, l’allora comandante provinciale della Forestale, Gavino Diana e l’ex direttore generale Carlo Masnata, gli ex assessori provinciali Franco Corosu e Paolo Porcu, il responsabile della Protezione civile Paolo Marras, i dirigenti Antonio Gaddeo, Mario Viola, Giovanni Deiana, Giovanni Pirisi, Maria Lucia Fraghì e Sebastiano Bussalai. Ma non è detto che l’indagine si sia chiusa ora con il filone relativo al crollo del ponte sul rio Sologo. A breve, infatti, potrebbero esserci ulteriori sviluppi. (k.s.)

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