Saipem si frammenta paura per Intermare
ARBATAX. Di nuove commesse per il cantiere operativo Intermare fabrication yard (Saipem) di Arbatax non ne arrivano. E ora crescono le preoccupazioni, anche il loco, per il futuro, visto anche che...
ARBATAX. Di nuove commesse per il cantiere operativo Intermare fabrication yard (Saipem) di Arbatax non ne arrivano. E ora crescono le preoccupazioni, anche il loco, per il futuro, visto anche che per Saipem si ipotizza «lo spettro di una frammentazione in cinque società differenti», così come hanno fatto rilevare, mercoledì sera, al termine di un incontro al Mise, dai segretari nazionali di categoria Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, Emilio Miceli, Angelo Colombini e Paolo Pirani. «Il che – per gli stessi sindacati nazionali di categoria – induce a pensare ad un ridimensionamento del perimetro d'azione di Saipem e di un conseguente indebolimento con possibili ripercussioni sotto il profilo occupazionale». I tre segretari nazionali di categoria hanno anche chiesto «la massima attenzione» del Governo in un incontro tenutosi mercoledì con l'azienda al ministero dello Sviluppo economico sui temi della riorganizzazione aziendale. In vista di una nuova riunione al ministero «è stata programmata una grande assemblea nazionale unitaria dei delegati». Al centro delle preoccupazioni dei sindacati e dei lavoratori l'ipotesi di una societarizzazione a seguito della ripartizione in cinque divisioni annunciata nel piano industriale di Saipem. Così come viene evidenziato in un documento delle tre sopracitate sigle sindacali nazionali di categoria «il responsabile della Unità gestione vertenze presso il ministero, Giampiero Castano, ha invitato i vertici aziendali a rassicurare sulle intenzioni future in un prossimo incontro e ha garantito massima attenzione da parte governativa».
L’ultimo contatto acquisito da Saipem risale allo scorso 17 gennaio, quando si era saputo che si è aggiudicata nuovi contratti e l’estensione di accordi esistenti nell’ambito della perforazione onshore in Arabia Saudita, Marocco, Bolivia e Argentina per un valore complessivo di circa 240 milioni di dollari. (l.cu.)
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