La Nuova Sardegna

Nuoro

I panificatori in assemblea «Basta con l’abusivismo»

di Valeria Gianoglio
I panificatori in assemblea «Basta con l’abusivismo»

Il presidente Giampietro Secchi: «Finalmente una legge che tutela il settore» «Siamo 211 in provincia e ora potremo avere un marchio per il pane fresco»

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NUORO. Duecentoundici tra Nuoro e provincia, 150 milioni di fatturato nell’ultimo anno, più di mille dipendenti tra Nuorese e Ogliastra: i produttori di pane fresco in provincia di Nuoro sono una vera industria che sfida il tempo, la concorrenza sleale, l’abusivismo, e che attraverso le esportazioni riesce persino a contrastare il calo delle vendite dovuto a una popolazione provinciale che è sempre più risicata. Martedì 21, convocato dal presidente regionale dell’associazione panificatori della Confcommercio, Giampietro Secchi, questo piccolo esercito si riunisce a Nuoro, discuterà della nuova legge regionale del settore, e affronterà la vera nota dolente per l’intera categoria: l’abusivismo e la concorrenza spesso sleale che commette chi spaccia per fresco, pane che invece è prodotto da mesi.

«Questa legge è stata un successo enorme – Giampietro Secchi, lo dice con soddisfazione – è figlia di una nostra proposta elaborata dopo diverse assemblee trascorse ad ascoltare le necessità del settore. Poi c’è stato l’interessamento dei consiglieri regionali Daniela Forma e Luigi Crisponi, e così siamo arrivati alla legge che poi è stata approvata nello scorso mese di marzo. Solo che c’è voluto un bel po’ prima di avere un regolamento attuativo. E proprio di questo regolamento parleremo nel corso dell’assemblea di domani».

Nuorese di nascita, figlio d’arte, visto che il papà alla professione di vigile del fuoco coniugava anche quella di provetto panettiere, Giampietro Secchi traffica tra forni, lieviti e farine, da quando aveva sei anni. Sarà per questo che adesso che ne sta per compiere 78, e che ha allevato diverse generazioni di provetti panettieri, sente ancora più la responsabilità di tenere sempre vivo un settore al quale ha dedicato davvero una vita.

«Questa nuova legge – spiega – era necessaria soprattutto per mettere un freno al dilagare del fenomeno del pane surgelato e precotto. Per tutelare chi, invece, ogni giorno fa il pane fresco. Si alza alle 2 del mattino, impasta e inforna fino alle 8, e il giorno dopo ricomincia. Perché il pane fresco si fa così, si fa con farina, acqua e lievito, con o senza sale. Il pane cotto e surgelato, invece, quello che si trova spesso nella grande distribuzione, viene prodotto in Romania e non solo circa quattro-sei mesi prima con farine scadenti, e poi viene riscaldato e “rianimato” sul posto. E chi lo acquista spesso non ne è consapevole. Con la nuova legge, invece, chi fa il pane fresco è tutelato perché potrà esporre un marchio che lo documenta. Ci sarà, insomma, più trasparenza per tutti». Per chi trasgredisce, ovvero per chi non dichiara di vendere “pane rianimato” e non fresco, sono previste diverse sanzioni. Ma la nuova legge, come spiega il presidente Secchi, vuole anche incentivare la coltivazione del grano in Sardegna, perché quello prodotto nell’isola, sinora, non è sufficiente per fornire la materia prima ai 1050 panifici sardi, che infatti, per colmare la carenza, devono utilizzare farine di grano tenero che arrivano dagli Usa, dalla Russia e dall’Ucraina. Mentre per quanto riguarda il pane carasau e il pistoccu viene utilizzato il grano duro per la maggior parte prodotto in Sardegna.

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