Il dramma di un padre separato
Tortolì, costretto a vivere con 350 euro al mese non può dare l’assegno alla figlia
Un altro padre, separato, che non sa più come fare per andare avanti, visto che, pagati mutuo per la casa – che il giudice ha assegnato alla moglie e alla figlia, il finanziamento per la stessa casa, un altro per la mobilia, e via dicendo, deve vivere con 350 euro al mese. E per andare avanti deve farsi aiutare dai genitori e da altri parenti lontani. S.V., dipendente di una società, ha 53 anni e nel 2007 si sposò. Ma le cose non andarono per il meglio e da tre anni è separato. «Il giudice – spiega l’uomo – assegnò subito l’abitazione che avevo costruito a mia moglie e alla bambina. Alla quale dovrei dare un assegno di mantenimento mensile, ma non ce la faccio. E la cosa mi dispiace molto. Ma con 1300 euro devo pagare mutuo, finanziamenti vari e via dicendo. Per vivere e pagare l’affitto della casa in cui sto, mi restano 350 euro al mese. Che non bastano neanche per le bollette. E di questi, dovrei dare 150 euro al mese per mia figlia. Avessi uno stipendio più alto gliene darei anche 500». S.V. è duro: «Ci sono stati padri che, nella mia situazione, si sono suicidati, sia peri problemi economici che per il distacco dai figli. Ma io non lo farò. Lo Stato deve fare qualcosa per i padri separati. Qui in Ogliastra non esiste alcuna associazione che si prenda cura dei nostri casi. Siamo lasciati soli. Anche perché in tantissimi casi mancano i soldi per potere pagare un avvocato. Mi auguro che chi di dovere intervenga. In questo modo, aggravato dal distacco dai figli, non si può più vivere». (l.cu.)
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