La Nuova Sardegna

Nuoro

Il maxi processo nel bunker di Bancali

di Giusy Ferreli
Il maxi processo nel bunker di Bancali

Lanusei, dopo il vertice di ieri spunta una nuova ipotesi. Gli avvocati: «Non possiamo far altro che accettare la decisione»

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LANUSEI. L’elenco delle potenziali sedi per la celebrazione del maxi processo alla presunta banda dei portavalori si allunga. L’ultima è quella dell’aula bunker del carcere di Bancali. L’ipotesi di un trasferimento a Sassari ha preso corpo, con una certa insistenza, nella mattinata di ieri. Mentre a Lanusei il prefetto di Nuoro, Daniela Parisi, confermava la disponibilità per individuare le soluzioni più idonee a consentire lo svolgimento delle udienze nel tribunale ogliastrino, da Cagliari è arrivata del tutto inaspettata una voce. Che in molti considerano più che fondata. E cioè che la Procura generale sia intenzionata a chiedere il trasferimento nel carcere sassarese. Se così fosse, anche la mobilitazione delle toghe ogliastrine che si erano opposte con tutte le forze al trasloco del dibattimento nei palazzi di giustizia di Cagliari o Nuoro, arrivando persino a minacciare lo sciopero ad oltranza, potrebbe venir meno.

«Ancora non è giunta nessuna conferma ma, se questo dovesse avvenire, non possiamo far altro che accettare la decisione» spiega a riguardo Gianni Carrus, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati ogliastrini che ieri mattina ha presenziato al vertice con il prefetto e il presidente del Tribunale di Lanusei, Paola Murru. «Se si è giunti a questa ipotesi, evidentemente, si sono prese in considerazioni circostanze che impongono il regime di sicurezza garantito dall’aula bunker» sottolinea Carrus. La vicenda che di giorno in giorno si arricchisce di nuovi capitoli, in un’altalena di indiscrezioni e polemiche, potrebbe essere giunta alla fine. L’aula bunker del penitenziario sassarese, dove si sono tenute le udienze a carico di un gruppo di presunti terroristi islamici, ritenuti componenti di una cellula di Al Qaeda e responsabili di una strage in Pakistan, invece, metterebbe d’accordo tutti. E soprattutto risponderebbe alle innumerevoli esigenze di sicurezza che sono alla base delle obiezioni sollevate sia nella relazione dell’amministrazione penitenziaria della Sardegna sia in quella del Procuratore generale, obiezioni che vanno dalla precaria ed insicura rete viaria dove verrebbero effettuati i trasferimenti degli imputati alle condizioni dei locali del palazzo, alla mancanza di un sistema di metal detector. Per il provveditorato delle carceri la maggiore criticità, insuperabile, sarebbe la statale 125. In tribunale mancherebbero i servizi igienici mentre l’intervento nella sede alternativa individuata in un primo tempo nel palazzo della Provincia di via Pistis, valutato in 200mila euro, costerebbe troppo. In attesa che queste nuove indiscrezione vengano smentite o confermate, il sindaco Davide Ferreli ha rinnovato la più ampia disponibilità dell’amministrazione comunale nei confronti delle altre istituzioni. Il primo cittadino ha incontrato il più alto rappresentante dello Stato nel palazzo municipale di via Roma, poco prima dell’incontro del prefetto Parisi con la dottoressa Murru e l’avvocato Carrus e qui ha ribadito la sua posizione. «Abbiamo rappresentato al prefetto la nostra collaborazione in termini di risorse, sia mezzi che uomini» ha fatto sapere Ferreli che si dice pronto ad intervenire sia nella gestione del traffico, se dovesse servire la chiusura delle strade, sia per qualunque altro servizio nelle competenze del Comune. Per quanto riguarda l’ipotesi del trasferimento nell’aula bunker del carcere di Sassari, Ferreli è lapidario. «Sull’indiscrezione di Bancali, e sino a quando rimarrà tale non mi pronuncio, per il resto – è il suo commento – attendiamo sviluppi». Sviluppi che potrebbero arrivare quest’oggi, nel corso della riunione del Comitato ristretto per la sicurezza.

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