Cala Liberotto, la rivolta dei proprietari 

Hanno acquistato i terreni dal Comune e costruito le loro case a partire dagli anni ’50: ma dal 2005 le aree sono demaniali

OROSEI. Mille abitazioni nel litorale di Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas e Sos Alinos sono praticamente sotto sequestro da dodici anni. I loro proprietari, in maggioranza nuoresi o dell’interno, possono ovviamente utilizzarle per le vacanze o per abitarci, e continuano a pagare le tasse e i tributi comunali, ma non possono disfarsene, mettendole in vendita o trasferendo la proprietà a un parente stretto; in teoria non potrebbero neppure attuare alcun intervento di restauro degli immobili, destinati dunque a un progressivo degrado. Il motivo? Quei mille cittadini si trovano nell’assurdo giuridico, e anche esistenziale se vogliamo, di essere proprietari di case ma non dei terreni su cui sono state costruite. Terreni che avevano regolarmente acquistato a partire dagli anni Cinquanta e che poi si sono rivelati – molto a posteriori, nel 2005 – gravati da usi civici. In poche parole le case sorgono su terreni che erano e sono ancora un bene della collettività.

Beffati anche gli svizzeri. Avrebbero dovuto informarsi sullo status di quei terreni i cittadini che li acquistarono 30,40, 50 o 60 anni fa? Probabilmente sì, ma il venditore sembrava al di sopra di ogni sospetto. E lo era, probabilmente, almeno per l’epoca. Nella maggior parte dei casi si trattava infatti dell’amministrazione comunale di Orosei, che voleva incentivare il turismo lungo le proprie, splendide coste. Un ente pubblico, dunque, il classico soggetto dal quale comprare un’auto usata a occhi chiusi. E infatti tutto è andato bene per qualche decina d’anni; Cala Liberotto è diventata una delle perle turistiche della costa orientale, le sue spiagge sono tra le mete preferite del turismo internazionale. Seconde case a parte, si pensi al caso dell’hotel Tirreno, per tutti a Orosei l’albergo degli svizzeri (appartiene al gruppo Ferienverein): 70mila presenze l’anno, un fatturato di otto milioni l’anno. “Abusivo” pure questo.

Nasce il consorzio. Cosa hanno fatto dal 2005 (anno del primo accertamento degli usi civici da parte della Regione, al quale è seguito un secondo e definitivo nel 2011) a oggi per risolvere il problema le amministrazioni comunali che si sono succedute alla guida di Orosei? Poco o nulla, a giudicare dal fatto che la situazione giuridica di quei terreni (1253 ettari) non è affatto mutata; autentici pasticci, a sentire il Consorzio Cala Liberotto (la maggior parte delle case “abusive” si trova qui, in un’area di 260 ettari), costituito quattro anni fa dai proprietari delle abitazioni per tentare di risolvere la vicenda dagli aspetti paradossali che abbiamo visto. Ora però il consorzio, presieduto da Francesco Chironi, è intenzionato a far valere le proprie ragioni con il Comune anche in sede giudiziaria.

Lo “scambio” con Biderosa. La soluzione, fra l’altro, dopo anni di tentativi di risolvere il caso Orosei con postille in leggi regionali – volte a “sclassificare” gli usi civici – è sempre stata sotto gli occhi di tutti. Basterebbe infatti che il Comune chiedesse alla Regione di trasferire una parte di quegli usi civici da Cala Liberotto all’oasi di Biderosa, seicento ettari di proprietà del Comune dove non esiste una sola abitazione, grazie al lavoro di tutela dell’ex Ente Foreste, sulla quale gravano vincoli assoluti di modifica dei luoghi. Un passaggio semplice, suggerito anche da una sentinella dell’ambiente come il Gruppo d’intervento giuridico, che segue il problema degli usi civici su scala regionale denunciando gli abusi laddove ci sono. Posto che Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas e Sos Alinos sono ormai “compromesse”, almeno sotto il profilo degli usi civici, perché qui è stata concessa e autorizzata la costruzione di centinaia di abitazioni, basterebbe trasferire lo status di demanio all’oasi naturalistica, dando anche più forza alla sua tutela. Ma di giunta in giunta il Comune di Orosei tenta altre strade, collezionando solo fallimenti.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes