Arbatax, stabilimento Saipem a rischio
di Lamberto Cugudda
Il grido d’allarme della Uil: «Nessuna assunzione nonostante il pensionamento di 40 lavoratori»
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ARBATAX. Per le Rsu Uilm dell’Intermare fabrication yard, la crisi del cantiere produttivo Saipem di Arbatax è questione nota. Una delle principali realtà industriali della Ogliastra nell’ultimo quinquennio ha registrato un calo produttivo e occupazionale vertiginoso. «L’operatività –viene precisato – oggi è ridotta al minimo. Al momento sono garantiti i soli lavoratori diretti della Saipem, 130 unità. E’ stato quasi completamente azzerato il coinvolgimento delle imprese dell’indotto, che in passato avevano espresso importanti numeri, arrivando a toccare anche picchi occupativi di 800-900 maestranze. Il declino dello stabilimento Saipem di Arbatax è continuo e incessante». Ezio Mura e Bonaria Piras, componenti della segreteria territoriale ed Rrsu Uilm esprimono forti preoccupazioni. «Le organizzazioni sindacali – affermano Piras e Mura – da circa 18 mesi, con incontri a cadenza trimestrale stanno monitorando lo stato della continuità lavorativa dello stabilimento. Lo sforzo finalizzato a stimolare l’azienda a canalizzare commesse verso lo stabilimento di Arbatax, viene continuamente disatteso dalla Saipem, nascondendosi dietro lo spettro della crisi del mercato del petrolio, di cui siamo consapevoli, ma che a nostro parere non giustifica la quasi totale assenza di commesse. La sola appartenenza di Saipem al gruppo Eni, che ne controlla il 30 per cento, dovrebbe garantire la necessaria coperture di commesse». In questo difficile contesto è stato firmato un accordo per l’accompagnamento di 40 lavoratori alla pensione. I sindacati hanno voluto dare alla società un’importante occasione per avviare quel ricambio generazionale che è mancato per troppo tempo. «L’accordo portato al tavolo dall’azienda – rimarcano Ezio Mura e Bonaria Piras – è un facsimile di quello firmato per i dipendenti sotto contratto Energia e Petrolio. A livello Italia, su circa 6100 dipendenti, sono interessati dallo strumento circa 600 colleghi, ossia il 10 per cento della forza lavoro. Ben diverso è l’impatto che l’accordo ha sulle maestranze dello stabilimento di Arbatax. I 40 lavoratori interessati rappresentano circa il 33 per cento della forza lavoro». Per i due sindacalisti Uilm il timore è questo atteso accordo possa essere un’arma a doppio taglio: «Ovvero, che venga utilizzato per un taglio indiscriminato del personale, che mal si sposerebbe con le continue rassicurazione sulla strategicità, importanza e professionalità del cantiere di Arbatax. Ci attendiamo che l’azienda a ottobre mantenga l’impegno per il reintegro di quelle posizioni che resteranno scoperte in reparti essenziali per il funzionamento della fabbrica». E precisano che rispetto alle prospettive sulla continuità lavorativa del sito l’azienda non ha offerto nessuna rassicurazione. «Non ci sono nuove commesse in portafoglio – concludono – e l’operatività del sito è garantita fino a marzo 2018. Nei prossimi mesi i buchi produttivi verranno colmati con in lavori di manutenzione dello stabilimento».
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