Omaggio al Cristo in cima al Monte
di FRANCESCO PIRISI
Personaggi, storie, colori, usi e costumi: 117 anni di grandi feste che legano la città all’Ortobene
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Centodiciassette anni di feste per il Redentore e altrettanti di storie sull’Ortobene. Belle e brutte, come per ogni vicenda della vita. Gli inizi sono entusiasmanti, nonostante il primo ‘900 sia per il Nuorese ancora tempo di marginalità civile, arretratezza economica e culturale. Perché se Nuoro conosce un certo fervore intellettuale, la gran parte del territorio si dimena tra analfabetismo e criminalità. La novità maggiore, o comunque sintomatica di un corso sociale modificabile, è proprio l’elevazione nel 1901 della statua del Redentore (di Vincenzo Jerace) sulla cresta del monte, di fronte alla città che ancora non è provincia e tantomeno è aumentata rispetto ai 7mila abitanti dell’800. Ne guadagna la visibilità della montagna, che sino ad allora ha ospitato genti locali, alcune con residenza permanente. Dopo la grande guerra, una famiglia uscì dall’isolamento e scese a Nuoro: «C’erano i genitori e diversi figli. Tutti bassetti, come nani», ricordava Chischedda Careddu, una tra le ultime centenarie di Nuoro. Sono gli stessi anni in cui i notabili vedono nell’Ortobene il luogo dove rigenerare mente e corpo, fuori dalla canicola sofferta tra Santu Predu e Seuna. Francesco Pirari Mannironi, possidente e intellettuale, apre la via nel 1911. La casa è su due piani. Le stanze sono affrescate da Congiu Pes, noto Mandrone. Un incendio la devasta solo qualche tempo dopo. Ma il pioniere non cambia i progetti e la ricostruisce. L’inaugurazione nel ‘912, con un pranzo del quale sono parte il poeta Sebastiano Satta, il pittore Ballero, il sottoprefetto Fumu. Solo pochi anni e sul monte si danno convegno le famiglie dell’avvocato Are, dei colleghi Satta Galfrè e Mastino, esponenti dell’antifascismo, e insieme gli Offeddu, i Manconi, Siotto, Giacobbe. Dopo gli anni di gloria arrivano quelli duri. Il secondo conflitto mondiale, che creerà paura anche nell’interno della Sardegna. Nuoro sarebbe nella mappa delle località da bombardare dagli alleati. Tra i macigni di Sa ’e sos Frores, sotto il Redentore, trovano riparo gli sfollati. Ognuno contribuisce con il proprio mestiere a dare un embrione di normalità a quei giorni in fuga. I velivoli italiani rombano, quelli alleati suonano come le corde di un violino, e quando si avvicinano grandi e piccoli vanno a infilarsi sotto i lecci.
L’unico aereo che non fa paura è quello del nuorese Aldo Are, pilota dell’Aeronautica. Sorvola l’Ortobene per portare ai familiari le medicine acquistate nella Penisola.
Gli anni della ricostruzione lo sono anche per la vita del monte. I frequentatori gli stessi del pre-conflitto.
I primi segni del movimento turistico negli anni ’50. I fratelli Antonio e Zenobio Sacchi affittano una casa e preparano dei piatti ai visitatori. C’è pure la televisione, il primo apparecchio collegato in Sardegna. Poi la località sarà scoperta da tedeschi, francesi, svizzeri. Negli anni ’80 il benessere è elevato. Lo raccontano anche le vicende dell’Ortobene, da tempo luogo di un turismo di massa e punto di sintesi della religiosità del territorio e non. Oggi, la festa di agosto e la vita della montagna sono la cartina di tornasole dell’attualità sociale, con un piede che spinge e l’altro che arranca nella crisi. Nel pantano il settore turistico, che ha denunciato limiti nei servizi e nella promozione. C’è anche il rovescio della medaglia. I malumori hanno risvegliato l’amore dei nuoresi. La primavera e l’estate sono ritornate a vivere anche sul monte. I cittadini hanno riaperto le case delle vacanze, come nel primo ‘900, come dopo la seconda guerra. Si rivedono anche i turisti.
L’unico aereo che non fa paura è quello del nuorese Aldo Are, pilota dell’Aeronautica. Sorvola l’Ortobene per portare ai familiari le medicine acquistate nella Penisola.
Gli anni della ricostruzione lo sono anche per la vita del monte. I frequentatori gli stessi del pre-conflitto.
I primi segni del movimento turistico negli anni ’50. I fratelli Antonio e Zenobio Sacchi affittano una casa e preparano dei piatti ai visitatori. C’è pure la televisione, il primo apparecchio collegato in Sardegna. Poi la località sarà scoperta da tedeschi, francesi, svizzeri. Negli anni ’80 il benessere è elevato. Lo raccontano anche le vicende dell’Ortobene, da tempo luogo di un turismo di massa e punto di sintesi della religiosità del territorio e non. Oggi, la festa di agosto e la vita della montagna sono la cartina di tornasole dell’attualità sociale, con un piede che spinge e l’altro che arranca nella crisi. Nel pantano il settore turistico, che ha denunciato limiti nei servizi e nella promozione. C’è anche il rovescio della medaglia. I malumori hanno risvegliato l’amore dei nuoresi. La primavera e l’estate sono ritornate a vivere anche sul monte. I cittadini hanno riaperto le case delle vacanze, come nel primo ‘900, come dopo la seconda guerra. Si rivedono anche i turisti.
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