La Nuova Sardegna

Nuoro

«Ora chi è in regola viene penalizzato»

di Valeria Gianoglio
«Ora chi è in regola viene penalizzato»

L’amaro sfogo di un allevatore: «La Regione non incentiva i virtuosi». Invito al dialogo da produttori e Coldiretti

4 MINUTI DI LETTURA





NUORO. «Io sono un allevatore che ha tutte le autorizzazioni e le certificazioni e sono perfettamente in regola, ma ieri, quando ho visto i nuovi abbattimenti di maiali, lo dico sincero, mi è salita qualcosa dentro, perché non è con gli abbattimenti che risolvono il problema. Stanno sbagliando metodo: così facendo danneggiano chi è in regola, perché come è accaduto ieri ne impediscono l’accesso alle aziende, e allo stesso tempo non incentivano chi vuole mettersi in regola. E ne conosco tanti che vorrebbero farlo, ma se finora non lo hanno fatto è solo perché la Regione ha cambiato troppe volte le carte in tavola. Andando avanti così, sto arrivando anche io al punto di dover diventare clandestino, perché sono anni che vedo solo controlli ma che non vedo i soldi che mi devono per il “benessere animale”».

Quarantatrè anni, talanese, allevatore da due generazioni in un’azienda a 10 km da Lotzorai che conta 300 maiali, 400 capre, 70 vacche, Stefano Arzu è uno di quegli allevatori che i registri regionali definiscono “virtuosi” perché perfettamente in regola con tutte le norme, comprese quelle introdotte per scacciare l’incubo della peste suina. «Io non ho mai avuto problemi, anche su quel fronte – ripete – però capisco chi in questi giorni si lamenta: non è con gli abbattimenti dei maiali che la Regione stronca il fenomeno della peste suina. Certo, il problema esiste e va sconfitto, e su questo siamo tutti d’accordo, ma la strada da seguire per farlo è un’altra: bisogna incentivare chi vuole mettersi in regola dandogli regole certe, e non, invece, cambiando parere e norme troppo spesso. Conosco tanti che volevano mettersi in regola ma non lo hanno fatto proprio per questo motivo, perché troppo spesso la Regione ha spostato le date, cambiato le norme, non ha mantenuto gli annunci fatti e le promesse. Servono, invece, regole certe e chiare una volta per tutte. E poi devono anche incentivare chi, in regola come me, lo è già da anni e anni: perché noi, da tempo, vediamo solo controlli, ma non vediamo i soldi che ci devono per il benessere animale. E ci stanno mettendo in croce: io sto arrivando al punto di dover diventare clandestino».

E se in Ogliastra, l’allevatore Stefano Arzu è piuttosto critico sulla bontà delle scelte regionali per stroncare il fenomeno peste suina, anche in quel di Irgoli, seppur con toni più moderati e all’interno di un contesto più generale, c’è qualche grosso produttore che si mostra scettico sul metodo utilizzato per affrontare la questione “Psa”. «Sono, ovviamente, assolutamente d’accordo sulla necessità di fare una battaglia seria contro la peste suina – spiega Michele Battacone, amministratore dell’azienda di Irgoli “Salumeria sarda” – ma dico anche che questo “depopolamento”, questi abbattimenti, rischiano di non incidere molto sul problema, se non si arriva a una visione organica della questione. Per sconfiggere la Psa, infatti, servono tante cose, a cominciare da un ripensamento della gestione delle terre pubbliche. Sia la Regione, sia i Comuni, dovrebbero dialogare anche su questo e ripensare le norme per la gestione di queste terre. Serve una gestione più razionale. E il discorso delle terre pubbliche è importante perché si intreccia a filo doppio con quello del pascolo brado e della peste suina. Bisogna, insomma, arrivare a una visione più organica della questione: gli abbattimenti da soli non bastano. L’operazione abbattimenti di ieri io l’ho letta più che altro come una operazione emblematica. Hanno voluto mandare un segnale. Io non so chi abbia ragione, ma so che bisogna far incontrare le posizioni e dialogare».

E sull’invito al dialogo è perfettamente concorde anche il direttore regionale della Coldiretti, Luca Saba. «Invito tutti – dice – alla calma e a riprendere il dialogo. Bisogna evitare i momenti di tensione, sedersi, e discutere». E pure il presidente provinciale della stessa associazione, Simone Cualbu, ribadisce che sì, «bisogna mantenere un dialogo aperto con il territorio». «L’eradicazione della peste suina africana – aggiunge - è certamente necessaria perché questo comparto diventi produttivo per tutti. Ma nel portare avanti questa lotta bisogna anche cercare di non portare disagio alle aziende virtuose e combattere la Psa rispettando le popolazioni e le tradizioni. L’operazione dell’altro giorno, infatti, ha creato disagi pure alle aziende virtuose e invece bisogna cercare di collaborare con il territorio. L’operazione era giusta ma sicuramente poteva essere fatta meglio». «Il mio territorio non è stato interessato dagli abbattimenti – spiega, dal canto suo, il sindaco di Fonni, Daniela Falconi – ma dico solo che adesso, dopo la repressione, mi auguro che aiutino gli allevatori a mettersi in regola e a mettere su un’azienda con tutti i crismi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative