Sardegna a secco, ma dalla rete senza padrone finiscono in mare 70 milioni di litri d'acqua

Il villaggio di S'ena e sa chitta

Il caso è scoppiato a Siniscola, nella borgata di S'ena e sa chitta, alimentata da condotte colabrodo che nessuno vuole riparare: chi le tocca ne diventerà il proprietario

SINISCOLA. Mentre i bacini sono a secco e la Sardegna affronta una siccità senza precedenti, nella borgata marina di S'Ena e Sa Chitta, un insediamento turistico sorto quarant'anni fa di fronte a una delle spiagge più belle del territorio siniscolese, una piccola falla nella rete idrica scarica alla luce del sole decine di litri d'acqua al minuto, e così un'altra poco distante.

Il problema è che accade da un anno, e le perdite sono state persino quantificate: al 13 luglio 2017 risultavano dispersi 56mila 148 metri cubi d'acqua, che oggi dunque saranno almeno 70mila. Cioè 70 milioni di litri d'acqua potabile finiti letteralmente in mare. Una perdita monetizzata da Abbanoa, che intende farla pagare ai cittadini, i quali per larga parte si rifiutano: 300mila euro, quando per riparare entrambe le falle ne basterebbero poche migliaia.

Il motivo per cui le perdite non vengono riparate è il frutto di uno scaricabarile tipicamente italiano nel quale hanno pensato di capirci qualcosa persino i carabinieri e il corpo forestale, investiti del caso a più riprese dai circa trecento proprietari, perlopiù nuoresi, delle seconde case. La rete idrica di S'Ena e Sa Chitta, infatti, al momento è senza padrone

 

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