La Nuova Sardegna

Nuoro

Licenziati in 40, requiem per l’industria

di Federico Sedda
Licenziati in 40, requiem per l’industria

Scaduta la Cig per i lavoratori della centrale del gruppo Clivati: in Confindustria sindacati e azienda firmano la fine di un’era

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OTTANA. Ora c’è il sigillo ufficiale: 40 lavoratori di Ottana Energia saranno licenziati entro il 31 gennaio 2018. La procedura d licenziamento, annunciata nei giorni scorsi, è stata avviata ieri nel corso di un incontro che si è tenuto nella sede della Confindustria di Nuoro tra l’azienda, rappresentata da Giorgio Asuni, braccio destro del patron Paolo Clivati, i sindacati di categoria rappresentati dai segretari territoriali, Sergio Zara (Cgil), Katy Contini (Cisl) e Tore Sini (Uil) e il rappresentante della Rsu, Luca Concas. Il licenziamento coincide con la fine della cassa integrazione ordinaria, che, dopo essere stata attivata ad aprile del 2015 e prorogata per un altro anno, non può più essere rinnovata per legge. L’unica prospettiva, in mancanza di alternative al regime di essenzialità revocato a Ottana Energia alla fine del 2015, era, dunque, il licenziamento. Rimangono, invece, in attività una ventina di lavoratori, che, pur dipendenti di Ottana Energia, sono in comando nella piccola centrale di BioPower Sardegna, della quale il gruppo di Paolo Clivati conserva una piccola quota azionaria. «Tutti i licenziamenti – si legge nel verbale di accordo sindacale – saranno intimati entro il 31 gennaio 2018».

Parole che non ammettono repliche e che pongono fine all’industria di Ottana. Vano ogni tentativo di evitare il tracollo. «Nel corso di tutto il 2016 e nel 2017 – ha fatto sapere l’azienda – Ottana Energia ha portato avanti, anche attraverso costanti contatti con la Regione ai massimi livelli, le opportune e necessarie interlocuzioni con il gestore nazionale dell’energia e con i soggetti competenti al fine di addivenire a uno sblocco della situazione di stallo anche attraverso il ripristino del regime di essenzialità in modo tale da consentire il rinnovo del contratto di fornitura e la conversione a gas preso atto dell’impossibilità di conversione a carbone per la forte opposizione dei comuni vicini. La società ha anche intrapreso tramite un contratto di sviluppo la realizzazione di un terminale del gas presso il porto di Santa Giusta a Oristano che dovrà essere collegato alla dorsale del metanodotto che, però, non sarà realizzata prima del 2019. Tali tempistiche – ha concluso l’azienda – sono purtroppo incompatibili con quelle degli ammortizzatori sociali introdotti da un decreto legislativo del 14 settembre 2015». Così si è arrivati al licenziamento collettivo. Che forse poteva essere evitato se, una volta riconvertita la centrale a gas e in attesa del metanodotto, il gas fosse stato trasportato a Ottana con le autocisterne. Ma forse il licenziamento era la strada più facile e quella, probabilmente, ineluttabile una volta persi i soldi pubblici dell’essenzialità.

Il tutto con la politica affacciata alla finestra a ripetere promesse mai mantenute. E, Ottana, nel frattempo, moriva.

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