La Nuova Sardegna

Nuoro

Pred’Istrada, il quartiere senza un bar

di Valeria Gianoglio
Pred’Istrada, il quartiere senza un bar

I residenti segnalano l’assenza di collegamenti con il centro, segnaletica adeguata e spazi di aggregazione

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NUORO. «Manca persino il bar». A Pred’Istrada, quando devono raccontare il loro quartiere, cominciano dalla vera nota dolente: «Manca persino il bar». Potrebbe sembrare un’assenza da nulla, un particolare privo di sostanza, ma per i nuoresi, in realtà, equivale alla resa totale e incondizionata dei servizi base che dovrebbero essere presenti sempre e comunque in ogni rione che si rispetti della Barbagia. Una resa che tra l’altro nasconde una mancanza cronica di spazi di ritrovo e di aggregazione. Ecco, a Pred’Istrada, dunque, manca persino il bar.

Don Giuseppe Cheri, contabile della diocesi e parroco della chiesa del quartiere, San Giovanni Battista, la prende con filosofia e dice che sì, il bar manca a Pred’Istrada, ma che in fondo non c’è tanto da stupirsi visto che il rione è sprovvisto di uffici e servizi, e che pertanto manca la potenziale clientela “da pausa caffè”. «Questo è un quartiere nato così – spiega il sacerdote – sì, non abbiamo un bar e da qualche tempo ha chiuso anche l’unico market. Ma ormai l’intera zona si è assestata così: siamo abituati a spostarci in centro anche per il caffè».

«Questo – continua don Giuseppe Cheri – è un quartiere giovane e lo si capisce anche perché nell’anno appena trascorso ho celebrato solo 7 funerali. Mentre di battesimi, negli ultimi anni, ci siamo assestati sui 10-15». Ma, aggiunge il parroco, ciò che più di tutto, a suo parere, racconta il rione, è la grande disponibilità che manifestano sempre i residenti quando la chiesa, e non solo, ha bisogno di aiuto. «Basta un fischio – dice don Giuseppe – basta sul serio, e i parrocchiani accorrono, sono presenti e danno una mano. La cappella e l’oratorio, ad esempio, l’hanno pitturata tutta loro a costo zero. E di questo non posso che esserne grato».

E se il parroco ha una visione decisamente benevola del quartiere, qualche altro residente ne ha invece una immagine parecchio più critica. E Peppe Montesu è sicuramente tra questi. Consigliere comunale di opposizione, pensionato da qualche anno con una passione profonda per la poesia sarda. Montesu, a Pred’Istrada, funziona un po’ da memoria storica. «Questo quartiere l’ho visto nascere – dice – quando sono arrivato qui da Orune, in questa zona c’era quasi solo campagna, e poco più avanti c’era un fiume. Sono passati tanti anni e, a parte le case e poco altro, in realtà, il quartiere in tutti questi anni non è cambiato tanto. Continua a mancare, ad esempio, la strada di collegamento con la Solitudine. Manca un collegamento più saldo, e anche alternativo con la città. Basterebbe sistemare via della Pietra e aprire, dunque, la strada che porta alla Solitudine. Invece ancora non se n’è fatto nulla e anche il piano delle periferie del quale tanto si parla in queste settimane, Pred’Istrada non la tocca minimamente, così come le altre zone periferiche».

E anche Gonario Floris, falegname e residente da anni nel quartiere, messo da parte per qualche istante il suo affetto per la zona e per la sua casa, sfodera una lista delle carenze da competizione. «Qui siamo nello stato indipendente di Pred’Istrada – esordisce, con una grande dose di amara ironia – uno stato dove tutti hanno la precedenza in strada, dove mancano le strisce pedonali, o meglio c’erano ma sono ormai cancellate o messe dove non servono, dove i divieti di sosta ci sono dove non dovrebbero, e viceversa. Siamo uno stato dove, oltre al bar, manca anche il tabacchino per comprare i biglietti del postalino». E l’elemento segnaletica carente o confusa, è una critica che ricorre spesso, quando si ascoltano gli abitanti di Pred’Istrada. Salvatore Gaddari, elettricista in pensione, spiega che da tempo vive in una situazione paradossale: «La mia casa – dice – è circondata dai divieti di sosta. Li hanno sistemati anche dove non dovevano. La segnaletica va fatta con razionalità e devono fare anche i controlli». L’assessore comunale al Traffico, Maria Boi, dal canto suo ricorda che, prima di mettere mano alla segnaletica nel rione, lei stessa aveva organizzato un incontro pubblico nel quartiere per raccogliere anche suggerimenti relativi ai cartelli e ai divieti. «Ma non tutti sono venuti a quell'incontro _ spiega_ ed è stato un vero peccato. In ogni caso, nella zona, noi abbiamo messo mano alla segnaletica facendo tutto il possibile nel rispetto, ovviamente, delle norme del codice della strada. Abbiamo sistemato più di 100 cartelli».

Ma, pur non nascondendo le critiche per ciò che non va, nel rione, c’è anche chi, come Gigi Flore, più che le carenze segnala anche ciò che nella zona è cambiata in meglio. «Insieme agli altri residenti – racconta – siamo riusciti a trasformare un’area abbandonata in un parchetto pieno di giochi per i bimbi. E ora ci piacerebbe sistemare un altro spazio vicino, sperando che ci diano il permesso. Perché quello che manca davvero, in questo rione, sono gli spazi di aggregazione, soprattutto per i bimbi».

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