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Nuoro

Una testimone della Shoah a confronto con gli studenti

Una testimone della Shoah a confronto con gli studenti

L’Olocausto nel racconto di Claudia Finzi all’Istituto superiore Francesco Ciusa La dirigente Marchetti: «Conoscere la storia per evitare il ripetersi delle tragedie»

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NUORO. Ieri mattina gli studenti dell’Istituto Francesco Ciusa di Nuoro hanno vissuto da vicino la Shoah nei racconti di Claudia Finzi, sopravvissuta all’Olocausto. I suoi primi anni di vita si sono intrecciati a quelli più bui della storia d’Italia. Lei, insieme alla sorella più grande di un anno, sono state fortunate rispetto ai milioni di ebrei sterminati sotto la dittatura nazista. È stato un racconto vivo e ricco di dettagli, nonostante all’epoca, Claudia Finzi avesse appena tre anni. È grazie ai genitori che non hanno mai smesso di parlare e raccontare alle loro figlie del dramma vissuto dalla famiglia e dall’intera comunità ebraica, i cui componenti, dall’oggi al domani, erano diventati agli occhi degli altri, nemici del loro stesso paese, che oggi a 78 anni, la donna continua ad essere la memoria della Shoah per le nuove generazioni. «Io sono nata il 9 giugno del 1940, il giorno prima dell’inizio della guerra – ha esordito Claudio Finzi rivolgendosi alla platea di studenti – e in Italia erano già in vigore le leggi razziali. Eravamo tutti schedati e non potevamo fare più nessun mestiere, né studiare o partecipare alla vita sociale della città. Dovevamo dichiarare di essere ebrei, quindi diversi dal resto degli italiani. Vivevamo a Bologna e anche lì, nonostante rispetto a Roma si stesse meglio, la vita iniziava a diventare sempre più difficile con l’arrivo dei tedeschi. Nel’42 ebbe inizio la cosiddetta “soluzione finale”, dapprima per definire gli spostamenti forzati degli ebrei nei territori controllati dalle forze armate tedesche, nei ghetti, poi per riferirsi allo sterminio degli stessi, a quella che passò alla storia con il termine Shoah».

Quindi Claudia Finzi ha raccontato della fuga da Bologna. «L’8 settembre siamo dovuti scappare. Ci rifugiammo in un paesino sull’Appennino emiliano e cambiare identità. Mio padre aveva recuperato dei documenti falsi e il nostro cognome da Finzi divenne Florio. Per tutto quel periodo fingemmo di essere siciliani. È allora che ci dissero che mio nonno da Ferrara era stato deportato prima a Fossoli e poi ad Auschwitz, dove morì. Fu quello uno dei periodi più duri e faticosi per la nostra famiglia. Bisognava stare sempre in guardia per paura di essere scoperti. Forse, proprio quello ci ha salvato la vita». Ieri mattina il dibattito è continuato a lungo nella scuola cittadina. La dirigente scolastica Carla Marchetti ha aperto i lavori sottolineando l’importanza dell’iniziativa che ha visto coinvolti i suoi ragazzi.

«È un dovere ricordare l’Olocausto perché solo con la memoria possiamo evitare che certe tragedie si ripetano. Dobbiamo vivere nel presente, ricordando il passato. Contro il rischio dell’oblio – ha aggiunto la preside – è necessario ricordare la tragedia della Shoah perché i giovani elaborino ciò che è stato e sappiano vivere meglio il presente». La testimonianza di Claudia Finzi, intervallata dalla canzone “Auschwitz” di Francesco Guccini, è stata preziosa per tutti.

Oggi sempre l’istituto Ciusa, gli studenti del Liceo “Sebastiano Satta” incontreranno Lello Dell’Ariccia, altro prezioso testimone della Shoah. (k.s.)

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