L’ultimo saluto della città al maestro del folclore
di Alessandro Mele
Lacrime e commozione in cattedrale al funerale di Gian Paolo Mele Corriga L’addio con un omaggio musicale dei coristi nuoresi e di Gavino Murgia
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NUORO. «Quando per me vibrerà l’aria dell’ultimo giorno, un Coro mi chiuderà nel cerchio di rossi zippones». Così profetizzava Gian Paolo Mele Corriga nella sua raccolta di poesie “Parole in bertula” e così è stato proprio nel giorno in cui il capoluogo barbaricino tutto si è riunito per salutare il direttore del Coro di Nuoro, maestro e padre del folclore. La cattedrale di Santa Maria della Neve, gremita, ha accolto le spoglie d Gian Paolo Mele mancato alle prime luci dell’alba di giovedì alla soglia dei 74 anni. Grande l’affetto dei tantissimi concittadini presenti ad iniziare dai rappresentanti e dai membri di tutte le associazioni corali nuoresi, istituzioni e non solo che negli anni hanno condiviso con il maestro Mele Corriga passioni, musicalità, canto e quella che lui amava definire “nuoresitudine”: un amore, una passione, uno stile di vita. Le esequie di quello che è annoverato tra i massimi esponenti del panorama culturale nuorese sono state celebrate dal parroco della cattedrale don Giovanni Maria Chessa e concelebrate da don Francesco Mariani e don Luca Mele che hanno riportato ai familiari il messaggio di vicinanza del vescovo Mosè Marcia.
Ad accompagnare l’ultimo viaggio di Gian Paolo Mele, il suo Coro di Nuoro che con tanti altri coristi nuoresi ha scandito i rintocchi del saluto al maestro omaggiato anche da un pezzo di Gavino Murgia. Tantissimi gli attestati di stima da parte del panorama culturale isolano e nazionale. «Voleranno per sempre le note delle sue canzoni che narrano di una Nuoro malinconica, viva, ironica e forte – ha detto il maestro Alessandro Catte –, parole che ci raccontano e ci descrivono in maniera encomiabile. All’ascolto traspare il senso di appartenenza che contraddistingue lo struggente canto che subito si impossessa dei nostri cuori. Con lui si spegne un eccellenza di questa città, un uomo di cultura a tutto tondo che lascia un eredita di assoluto valore». «Mi ha insegnato a vivere Nuoro in moltissime delle sue sfaccettature – ha raccontato il maestro Michele Turnu –, mi legano a lui fortissimi ricordi artistici e personali che non potrò dimenticare. La coralità nuorese perde tantissimo con la scomparsa di Gian Paolo». Un ricordo arriva anche da parte di Bepi De Marzi con il Coro I Crodaioli di Arzignano: «Con Gian Paolo Mele si spegne la voce melodiosa e dolcissima del vento che mai ha trovato riposo nel cercare e cercare gli accenti più nascosti della poesia. E fino alle mie terre, alle mie montagne del Veneto ha portato con i suoi cantori l’eco del silenzio disteso di Sardegna per riempire di stupore, con i colori delle stagioni stordite dalla fantasia dei buoni, dei generosi, dei sapienti, tutte le pieghe delle nostre incertezze di musici al tramonto. Ha carezzato le nostre malinconie trasformandole in sorrisi d’armonia. E se cantiamo ancora lo dobbiamo anche al suo gesto misurato, proprio del vento che sa dove trovare il profumo indistruttibile del ricordo nella fraternità. Grazie, amico per sempre». «Il coro di Nuoro proseguirà il percorso culturale intrapreso da Gian Paolo – assicurano i suoi coristi – attingendo dal suo patrimonio di sentimenti e visioni e, come era suo insegnamento, dalle solide radici dei nostri costumi».
Ad accompagnare l’ultimo viaggio di Gian Paolo Mele, il suo Coro di Nuoro che con tanti altri coristi nuoresi ha scandito i rintocchi del saluto al maestro omaggiato anche da un pezzo di Gavino Murgia. Tantissimi gli attestati di stima da parte del panorama culturale isolano e nazionale. «Voleranno per sempre le note delle sue canzoni che narrano di una Nuoro malinconica, viva, ironica e forte – ha detto il maestro Alessandro Catte –, parole che ci raccontano e ci descrivono in maniera encomiabile. All’ascolto traspare il senso di appartenenza che contraddistingue lo struggente canto che subito si impossessa dei nostri cuori. Con lui si spegne un eccellenza di questa città, un uomo di cultura a tutto tondo che lascia un eredita di assoluto valore». «Mi ha insegnato a vivere Nuoro in moltissime delle sue sfaccettature – ha raccontato il maestro Michele Turnu –, mi legano a lui fortissimi ricordi artistici e personali che non potrò dimenticare. La coralità nuorese perde tantissimo con la scomparsa di Gian Paolo». Un ricordo arriva anche da parte di Bepi De Marzi con il Coro I Crodaioli di Arzignano: «Con Gian Paolo Mele si spegne la voce melodiosa e dolcissima del vento che mai ha trovato riposo nel cercare e cercare gli accenti più nascosti della poesia. E fino alle mie terre, alle mie montagne del Veneto ha portato con i suoi cantori l’eco del silenzio disteso di Sardegna per riempire di stupore, con i colori delle stagioni stordite dalla fantasia dei buoni, dei generosi, dei sapienti, tutte le pieghe delle nostre incertezze di musici al tramonto. Ha carezzato le nostre malinconie trasformandole in sorrisi d’armonia. E se cantiamo ancora lo dobbiamo anche al suo gesto misurato, proprio del vento che sa dove trovare il profumo indistruttibile del ricordo nella fraternità. Grazie, amico per sempre». «Il coro di Nuoro proseguirà il percorso culturale intrapreso da Gian Paolo – assicurano i suoi coristi – attingendo dal suo patrimonio di sentimenti e visioni e, come era suo insegnamento, dalle solide radici dei nostri costumi».
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