La Nuova Sardegna

Nuoro

arbaTax 

Ancora futuro incerto per l’Intermare

Ancora futuro incerto per l’Intermare

Saipem, commessa nell’Oman da 750 milioni di dollari ma non si fa riferimento al sito sardo

2 MINUTI DI LETTURA





ARBATAX. Continuano a registrarsi interrogativi sul futuro dell’Intermare fabrication yard, il sito operativo Saipem ubicato a bocca di porto ad Arbatax. Il problema è sempre relativo alla mancanza di nuove e importanti lavorazioni. Negli ultimi giorni si è registrata la forte presa di posizione della segreteria territoriale e della Rsu Uilm. Nella serata di giovedì 15 si è saputo che la Saipem si è aggiudicata un nuovo contratto nel settore E&Conshore del valore di circa 750 milioni di dollari, per le attività di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e commissioning previste dal pacchetto 3 «Offsite Facilities» nell’ambito del progetto di sviluppo della raffineria Duqm, situata in prossimità della costa, nel nord-est dell’Oman.

Ma anche rispetto a questa nuova commessa, non si parla di lavorazioni per il sito operativo arbataxino. Intanto, la segreteria territoriale e la Rsu Uilm di Intermare fabricaion yard «prendono le distanze dall’acclamazione apparsa sulla stampa circa il ricorso all’utilizzo in massa di lavoratori interinali». In un comunicato viene precisato come questa scelta «avvalora la posizione che la nostra sigla porta avanti da due anni, ossia quella di denunciare lo smantellamento dell’organizzazione dello stabilimento, i cui reparti e servizi sono ormai depauperati dalle competenze dagli esodi incentivati e dai pensionamenti».

A parere della la segreteria territoriale e della Rsu Uilm «la società non intende reintegrare con professionalità stabili o garantire il funzionamento dei reparti e servizi aziendali, piuttosto preferisce ricorrere ad assunzioni tampone ed interventi precari». Ma c’è di più: «Ancora più clamorosa – viene sottolineato – è la misura dell’intervento (50 inserimenti su un organico di 130 risorse), se questa è valutata all’interno dell’attuale scenario caratterizzato dal più basso volume di commesse registrato nell’ultimo ventennio. Ed è veramente un esercizio interessante quello di trovare grande positività per un intervento all’insegna della precarizzazione. In buona pratica, in presenza di un basso livello di commesse, per poter operare abbiamo necessità di ulteriori 50 inserimenti. Ne scaturisce che l’attuale configurazione organizzativa dello stabilimento non è in grado di supportare neppure piccoli progetti. Questo per avvalorare la posizione della Rsu che chiedono da tempo reintegri stabili in struttura». (l.cu.).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative