“Consapevolezza digitale” Studenti a lezione di web
A Lanusei la quarta edizione di un corso promosso dalla Diocesi ogliastrina. Le insidie ma anche le possibilità offerte da internet negli incontri con esperti
LANUSEI, Quindici ragazzi maturandi attorno a un tavolo. Tra le mani e davanti agli occhi lo sconfinato mondo del web. Con loro un giornalista e scrittore italiano, Luigi Carletti, esperto di multimedialità, in valigia trent’anni di esperienza nel gruppo editoriale L’Espresso. E non solo. A unire il tutto, un sottile filo rosso: la consapevolezza. Parola d’ordine. Salvagente prezioso nel mare della grande Rete dove questi ragazzi – e gli adulti con loro – navigano quotidianamente. Multimedialità e consapevolezza digitale. Titolo significativo per il corso organizzato dalla diocesi di Lanusei – giunto alla sua quarta edizione – che questa settimana, da martedì a venerdì, vede impegnati, in un’autentica full immersion, quindici studenti delle quinte superiori appartenenti ai diversi istituti ogliastrini: liceo linguistico, classico e delle scienze umane di Lanusei, l’Iti, l’agrario e l’Itc di Tortolì. Con loro, quattro docenti. Teoria e laboratorio . Accompagnato dalla collega Marcella Bondoni, il prodotto finale che Carletti realizzerà insieme ai suoi ragazzi, sarà un video organizzato in maniera professionale, dal concept (progetto) allo storyboard, alla scrittura del copione, al piano delle riprese, al montaggio e post produzione. «Obiettivo principale – spiega il giornalista toscano – è offrire ai ragazzi la giusta consapevolezza rispetto ai tempi che viviamo, alle grandissime opportunità che la rivoluzione digitale offre loro e anche ai rischi che questa presenta». I risultati? Sorprendenti: «Lavorare con i ragazzi è molto stimolante perché arrivano qua supponendo di sapere già tutto. Parliamo in sostanza di “millennial”, e dunque di coloro che sono un po’ i custodi del digitale. In realtà, del digitale hanno una visione molto parziale, non esente da rischi e pericoli e una volta che si trovano a confrontarsi con persone che hanno qualche anno più di loro e il digitale lo conoscono maggiormente e anche meglio, per ovvie ragioni, capiscono che c’è molto da imparare e da sfruttare». L’immagine che si dà di se stessi attraverso ciò che si fa su Internet; la web reputation, con i social, che da questo punto di vista, sono un’arma a doppio taglio; gli sbocchi lavorativi rispetto alla multimedialità o alla digital disruption (rivoluzione digitale); ancora la trappola delle “fake news”. Dal cilindro, l’autorevole penna di Repubblica sa tirar fuori, di volta in volta, non ricette miracolose, ma un’attenta, quanto precisa, analisi delle opportunità e dei pericoli: «Cosa è meglio fare e cosa, rispetto ad alcune azioni, è bene sapere? È un percorso che offre una serie di parametri e strumenti per decifrare meglio quello che sta succedendo. Al termine, i ragazzi vedono quel mondo che loro avevano immaginato e raccontato con un punto di vista differente, sotto un’altra luce, dai contorni più definiti». Giornalisti e informazione? «I tempi sono cambiati e con questi tempi dobbiamo fare i conti: ciò che prima era possibile, oggi non lo è più. Occorre farsene una ragione e, al tempo stesso, darne ragione agli altri».
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