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Intermare, il sindacato: «A rischio trenta posti di lavoro»

ARBATAX. La Uilm Nuoro-Ogliastra e le Rsu Uilm dell’Intermare fabrication yard di Arbatax, sono molto preoccupate per il futuro del sito Saipem. All’orizzonte non si prospetta alcuna nuova commessa e...

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ARBATAX. La Uilm Nuoro-Ogliastra e le Rsu Uilm dell’Intermare fabrication yard di Arbatax, sono molto preoccupate per il futuro del sito Saipem. All’orizzonte non si prospetta alcuna nuova commessa e ci si chiede che cosa accadrà fra pochi mesi, entro la fine di giugno, quando le poche lavorazioni tuttora in corso finiranno. Si prospetterà la cassa integrazione? Per i sindacalisti targati Uilm, «la società stanzierebbe ingenti risorse per incoraggiare l’esodo decine di dipendenti e finanziare le uscite con l’articolo 4 della legge Fornero ma dimostra grande difficoltà ad effettuare inserimenti vitali per il funzionamento della fabbrica; ci si rifugia nel ricorso la indiscriminato alle somministrazioni» E così, con tale esodo, oltre 30 maestranze dirette andranno via,eall’Intermare fabrication yard (unico sito operativo Saipem in Italia) si resterà in circa 95 dipendenti. «La Saipem - hanno fatto rilevare anche di recente la Uilm Nuoro-Ogliastra e le rsu della stessa organizzazione sindacale dell’Intermare fabrication yard – sfugge agli impegni sui reintegri stabili, adducendo come motivazione la crisi del settore oil&gas. Siamo di fronte ad uno scenariocaratterizzato dal più basso volume di commesse registrato nell’ultimo ventennio. Allo stesso tempo assistiamo ad assegnazioni di lavori della stessa Saipem ad altri competitor dello stabilimento diArbatax, con contratti che ammontano a diverse decine di milioni di euro, per lavorazioni similari a quelle eseguibili nello stabilimento metalmeccanico ogliastrino. Alla richiesta di giustificazioni inmerito a tali assegnazioni la società non fornisce alcuna risposta». A parere della Uilm Nuoro Ogliastra e delle stesse rsu Uilm dell’ex Intermare sarda l’analisi deve essere attenta. «A nostroparere – sostengono - l’azionista Cassa depositi e prestiti ( ministero del Tesoro) dovrebbe chiedereconto a Saipem del perché questa impresa, supportata da fondi pubblici, non dia adeguato ritorno e sostegno alla crescita dell’economia industriale italiana. Assistiamo invece a una profonda riorganizzazione aziendale che sposta il centro decisionale di una parte importantissima parte della società verso la Francia, e favorisce l’occupazione in nazioni in cui non ci sono interessi legati alpetrolio, a scapito dell’occupazione nel nostro paese». (l.cu.)

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