La Nuova Sardegna

Nuoro

«Sono senza lavoro e la fame non aspetta»

di Federico Sedda
«Sono senza lavoro e la fame non aspetta»

Drammatico appello al presidente della Regione di una ex operaia Legler sposata con un ex operaio Cartonsarda

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[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.16634602:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/03/24/news/cara-maria-l-aiuteremo-1.16634602]]OTTANA. «Come è possibile andare avanti in questa condizione di profondo disagio sociale ed economico, dove sempre devo chinare il capo con profondo senso di sconforto e disperazione?». È una domanda angosciante quella che pone Maria Loredana Angioi (leggi la lettera in prima pagina), 50 anni, ex operaia della ex Legler di Ottana, una dei 130 lavoratori tessili esclusi dalla mobilità in deroga perché, a dicembre del 2016, a causa dei tempi ristretti, non fecero in tempo a presentare la domanda tramite il sistema informatico regionale. Una domanda drammatica che Maria Loredana, sposata con Raffaele Casu, un ex operaio della Cartonsarda, anche lui tra i 130 ex tessili rimasti senza lavoro e senza reddito, non pone a se stessa, ma al presidente della giunta regionale, Francesco Pigliaru, al quale ha scritto una lettera che gronda angoscia e disperazione da ogni riga. «Egregio presidente – scrive l’ex operaia che vive a Ottana con la famiglia – dopo vari solleciti via sms, e-mail e diversi incontri senza risposta, ho deciso di scriverle questa lettera. Sono una lavoratrice ex Legler che aveva creduto a ancora crede nella sua parola. Mi riferisco alla questione dei 130 lavoratori esclusi da ogni tipo di sostentamento».

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Una questione, quella sollevata da Maria Loredana, nata alla fine del 2016 quando, tra il 4 e il 12 dicembre, i lavoratori ex Legler ed ex Cartonsarda avrebbero dovuto presentare la domanda, tramite il sistema informatico regionale (Sil), per ottenere la mobilità in deroga per gli anni 2016 e 2017. Molti di loro, però, non fecero in tempo a presentare la richiesta. Così sono stati esclusi dalla proroga degli ammortizzatori sociali. Dopo le proteste dei lavoratori, l’intervento dei sindacati e dei consiglieri regionali del territorio, il presidente Pigliaru trovò la soluzione inserendo nella finanziaria regionale 2018, approvata a febbraio, duemilioni e 350 mila euro da destinare al pagamento della mobilità per i 130 ex tessili rimasti fuori dalla deroga. Situazione risolta, quindi? Niente affatto. Qualche settimana dopo, infatti, si viene a scoprire che quei soldi non possono essere erogati per un impedimento burocratico dell’assessorato regionale al Lavoro. Così i 130 lavoratori rimangono ancora una volta senza tutela economica.

Una situazione che si trascina da due anni. «Come è possibile andare avanti in questa condizione?» scrive a Pigliaru Maria Loredana. «La fame e i bisogni quotidiani non aspettano. Dovrei, o meglio, devo rispondere alla mia famiglia, ai figli che vanno a scuola e sicuramente vivono poco felici. Cosa posso garantirgli?». Parole disperate che danno la misura dell’angoscia di una mamma. «La vita – sottolinea l’ex operai – mi ha messo davanti tante prove, ma la più dura e difficile è sicuramente quella di avere perso il lavoro, non solo io, ma anche mio marito». Maria Loredana si rivolge direttamente al cuore e alla sensibilità di Francesco Pigliaru. «Se dovesse trovarsi lei nella nostra situazione cosa racconterebbe ai suoi figli? Spero che almeno lei, presidente, si metta la mano sul cuore e porti finalmente a soluzione questa vicenda che diventa sempre più drammatica». La disperazione cresce anche in vista della Pasqua. Dentro l’uovo, Maria Loredana, non troverà alcun regalo. «La prossima – sottolinea con amarezza l’ex operaia – sarà la settimana della passione di Cristo. La stessa che da anni vivono tante famiglie come la mia. Con la differenza che Cristo risorgerà, mentre noi continueremo a sprofondare nella totale indifferenza». Maria Loredana e il marito hanno perso il lavoro, ma non la dignità.

«Le forze iniziano a vacillare – fa sapere – ma continuerò a lottare per vedere riconosciuti i miei diritti». Un dramma che rispecchia quello vissuto da 130 famiglie che, a fine mese, non ricevono un soldo da quasi due anni. «La situazione – sottolinea Katy Contini della Cisl – è insostenibile e ho timore che, come in altre occasioni, possa degenerare». Trasformandosi, stavolta, in dramma sociale.
 

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