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«Siniscola, alienazioni inopportune»

«Siniscola, alienazioni inopportune»

SINISCOLA. Il gruppo consiliare Zente Nova Unione per Siniscola ritorna sulle questioni affrontate nell’ultimo Consiglio comunale e relative alle alienazioni del patrimonio pubblico. Il...

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SINISCOLA. Il gruppo consiliare Zente Nova Unione per Siniscola ritorna sulle questioni affrontate nell’ultimo Consiglio comunale e relative alle alienazioni del patrimonio pubblico. Il raggruppamento di minoranza critica nel dettaglio le intenzioni di cedere: la lottizzazione Perinu («711 metri quadri a 54mila euro»); un’area di proprietà comunale nella zona C1 di La Caletta verso Montelongu («1.114 metri quadri a nemmeno 40 mila euro»); «un’area comunale di 353 metri quadri nella zona del porto a 30 mila euro»; alcuni reliquati a Santa Lucia («cortili e pezzi di terreno comunale, di fatto, chiusi abusivamente»); l’ex Ostello della Gioventù («costato un miliardo e che sarà svenduto a 27 euro a metro quadro il terreno, 650 il fabbricato»); una parte della pineta di Santa Lucia in zona edificabile «venduta a 68 euro il mq, per un valore complessivo di 210 mila euro»; vari reliquati sempre a Santa Lucia, «complessivamente 442 mq alla modica cifra di 86 mila euro». «Inoltre – aggiungono Antonio Satta e Nino Fronteddu – segnaliamo la scelta inopportuna di cedere un terreno oggetto di evidente e/o probabile interesse della famiglia di un assessore. Un terreno comunale sul quale da più di cinquant’anni insistono parte di beni immobili privati, alcuni parte di un’attività economica». Annunciata già da ora la contrarietà «a questo Piano delle alienazioni». Secondo Zente Nova-UpS, «quei terreni (e alcuni in particolare) possono e devono diventare una risorsa pubblica da valorizzare. Inoltre, l’alienazione di alcuni cosiddetti reliquati, ossia piccoli lotti chiusi abusivamente dal privato senza averne titolo, si configurerebbe come una “sanatoria”. Infine, in riferimento ai due lotti di terreno edificabili a La Caletta, «essi potrebbero essere funzionali a sopperire alla totale mancanza di strutture». (m.p.)

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