La Nuova Sardegna

Nuoro

Overdose fatale, 55enne in cella

di Kety Sanna
Overdose fatale, 55enne in cella

La polizia di Stato arresta Ignazio Delrio, condannato per aver provocato la morte di un pensionato  

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NUORO. La Corte di Cassazione si è pronunciata una settimana fa, il 15 maggio, confermando la condanna di secondo grado a sei anni, 11 mesi e 14 giorni di reclusione per Ignazio Delrio, 55enne nuorese, accusato di aver provocato la morte di un pensionato come conseguenza di altro delitto. Per Delrio, noto in città col soprannome “Moccetto”, ieri pomeriggio si sono aperte le sbarre del carcere. Gli agenti della sezione antidroga della squadra mobile della polizia di Stato di Nuoro, hanno bussato alla porta della sua abitazione e dopo avergli notificato l’ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica del tribunale cittadino, lo hanno accompagnato a Badu’e carros. Dovrà scontare la pena, diventata ormai definitiva.

Difeso dagli avvocati Martino Salis e Basilio Brodu l’uomo era accusato, insieme ad un altro nuorese, Ugo Trastus (poi deceduto), di aver venduto una dose di eroina al pensionato Angelo Leoni che poi era morto per arresto cardiocircolatorio a seguito della sua assunzione. A giudizio era finito anche Emilio Sedda per aver ceduto la droga.

Alla fine del processo di primo grado Ignazio Delrio era stato condannato a 9 anni di reclusione. I suoi legali avevano fatto ricorso in Appello e la pena era stata ridotta di tre anni. Quindi la settimana scorsa l’ultimo verdetto, quello definitivo, confermato dalla Suprema Corte.

I fatti contestati risalgono a otto anni fa, esattamente all’8 ottobre 2010. Angelo Leoni era morto nella sua casa in via Marco Polo, ucciso, secondo l’accusa, da una dose fatale di eroina che gli avevano procurato e iniettato Delrio e l’altro imputato.

In base alla ricostruzione della vicenda alla quale, dopo mesi di indagine, era giunta la Procura, a uccidere il pensionato, era stata una dose di eroina di ottima qualità ma eccessiva, anche in considerazione delle condizioni di Leoni, tossicodipendente e affetto da una serie di importanti patologie.

Al punto da non essere nemmeno in grado di iniettarsi da solo la dose.

Sentito in aula come teste del processo, l’anatomopatologo Vindice Mingioni era stato chiaro: «Si era trattato di un caso di overdose totale. La quantità di eroina presente nel sangue risultava eccessiva rispetto alla normale tolleranza dell’organismo. Angelo Leoni – aveva detto – era morto in cinque minuti viste le percentuali di sostanze tossiche rinvenute nel corso dell’esame autoptico. Quella dose di eroina sarebbe stata fatale per chiunque».

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