Miele amaro addio, sughere e corbezzoli infestati dalla vorace “limantria dispar”
Siniscola, allarme degli agricoltori e degli apicoltori: «A rischio l’intera annata di produzione»
SINISCOLA. Oltre alla desolante veduta dei boschi siniscolesi che sembrano essere stati percorsi da un disastroso incendio, la massiccia infestazione del lepidottero limantria dispar, un voracissimo bruco che causa la perdita di un terzo della produzione di sughero e lascia gli alberi completamente spogli, sta provocando grossi danni anche agli apicultori visto che oltre alle foglie della sughera, molto appetite sono anche quelle del corbezzolo dai cui fiori, tra novembre e dicembre, si trae l’apprezzato miele amaro. A lanciare l’allarme sono i tanti apicultori baroniesi che dopo un 2017 da dimenticare a causa della siccità, contavano di recuperare quest’anno nella produzione.
«L’annata è stata particolare – dice Marco Aresu, apicultore – le intense piogge primaverili hanno rallentato la produzione e solo da pochi giorni, le api hanno iniziato a lavorare con continuità. Speriamo ora in una buona produzione di eucaliptus ma purtroppo, dovremmo quasi rinunciare al miele amaro di corbezzolo visto lo stato in cui si trovano ora i boschi a causa dell’infestazione del bruco. I corbezzoli sono stati completamente defogliati – spiega – quindi difficilmente riusciranno a riprendersi e produrre fiori».
Che l’annata non sia delle migliori lo dice anche il presidente dell’associazione apicoltori Sardegna Tore Guiso: «Abbiamo avuto diverse segnalazioni dell’attacco della processionaria sul corbezzolo – conferma – il danno economico è ingente in quanto la mancata fioritura stagionale, può ridurre anche del 70% la produzione di miele. Una brutta notizia in un periodo in cui il settore, visto anche le bizze del tempo, attraversa un periodo di profonda crisi. Lo scorso anno a causa della siccità la produzione si è più che dimezzata, mentre sono aumentate le spese per curare le famiglie di api. Ci auspichiamo – conclude – che ci sia un intervento delle istituzioni sia locali che regionale per debellare questo fenomeno e incentivare i piccoli produttori che altrimenti, non riusciranno a sopravvivere».
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