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Nuoro

“Terra ’e Sardinna” con i Canarjos

“Terra ’e Sardinna” con i Canarjos

Il coro cittadino diretto da Giampaolo Caldino presenta un brano inedito 

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NUORO. Tutti in abito di velluto scuro, quello delle grandi occasioni, elegante e solenne. Giacca, pantaloni e camicia firmati dallo stilista Paolo Modolo di Orani, i cantori del Coro Canarjos hanno fatto il loro ingresso trionfale nel giardino della prefettura di via Deffenu intonando “Saludos”, «per stringersi attorno al tricolore, per rimarcare l’importanza della scelta repubblicana e il valore della Costituzione italiana che ne costituisce il suo fondamento» spiega il direttore della formazione Giampaolo Caldino. «Questo brano contiene una triste invocazione dell’emigrato sardo: “Lontano dalla mia terra tutto mi è difficile; alle campane della chiesa chiedo quando mai potrò ritornare per ritrovare gli amici, il bettoliere e Tatana se ancora mi vorrà bene”». L’associazione culturale folcloristica Canrarjos ha poi proposto il brano “Lizu de Nùgoro”, «dedicato al Maestro fondatore, messaggero della cultura sarda, che con i suoi versi e le sue armonizzazioni ha dato un impulso determinante alla crescita della Coralità sarda e nuorese». “Terra ’e Sardinna”, invece, è stato presentato sabato sera per la prima volta in pubblico: «Rappresenta il forte legame dei sardi con la propria terra, con il resto dell’Italia e in particolare evidenzia la forza del popolo sardo nel combattere con onore e determinazione ogni forma di prevaricazione». Per chiudere la serata, infine, il coro Canarjos ha eseguito un classico della canzone popolare come “A Diosa”, meglio conosciuto come “Non potho reposare”, un canto d’autore (testo di Salvatore Sini) ormai patrimonio etnomusicale comune dell’isola.

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