La Nuova Sardegna

Nuoro

Ottana, inquinamento limitato

di Federico Sedda

L’assessore regionale Spano: «Dai dati Arpas si rileva una lieve contaminazione nelle acque di falda»

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OTTANA. Nell’area industriale di Ottana l’inquinamento, anche se in misura non eccessiva, è limitato solo all’acqua di falda, mentre nei terreni insaturi, cioè quelli non acquiferi, e sul topsoil, cioè sui primi dieci centimetri di terreno, non c’è alcuna contaminazione da sostanze pericolose. Non solo. Dall’esame dei dati emerge che la situazione dell’ex area chimica del centro Sardegna «è molto meno rischiosa rispetto ad altri siti industriali». Questo, in sintesi, il quadro che è stato delineato dall’audizione, avvenuta nei giorni scorsi nella sede del Consiglio regionale, dell’assessore regionale all’Ambiente, Donatella Spano, della direttrice generale dello stesso assessorato, Paola Zinzula e del presidente dell’Arpas, Alessandro Sanna, da parte della Commissione d’inchiesta sulle politiche industriali dell'area di Ottana presieduta dal consigliere regionale nuorese, Luigi Crisponi (Riformatori). Insomma, l’inquinamento c’è, ma non troppo. Rispetto allarme lanciato il 16 luglio scorso in seguito al sopralluogo effettuato dalla Commissione nel sito del comparto industriale, quando a prima vista si parlò di disastro ambientale, la situazione relativa all’inquinamento, almeno stando ai dati riferiti dall’Arpas, sembra alquanto ridimensionata, anche se, come ha sottolineato lo stesso presidente, Alessandro Sanna, «richiede, comunque, un approfondimento e un continuo monitoraggio».

I dati esposti alla Commissione, che abbracciano un arco di tempo che va dal 2009 al 2017, sono emersi dalla rete di monitoraggio delle acque sotterranee predisposta dalla Regione nell’ambito degli interventi di indagine preliminare e monitoraggio dei siti inquinati riguardanti le aree industriali di Assemini, Sarroch, Ottana e Porto Torres. «Nel territorio comunale di Ottana – ha fatto sapere la direttrice dell’assessorato, Paola Zinzula – sono presenti 22 punti di indagine». Dal dettaglio delle indagini emerge che «non c’era contaminazione nei terreni insaturi, mentre nella falda c’era contaminazione da arsenico, manganese e presenza di cobalto, nichel, piombo, vanadio, triclorometano solfati, floruro, cloruro di vinile, dicloroetano, tricloroetilene, Pcb eccedenti le Concentrazioni soglia di concentrazione (Csc), anche se di lieve entità. Soltanto nell’area ex Montefibre è stata rilevata la presenza di amianto nel top soil in tre punti dell’isola 5, già rimossi nel 2010».

In conclusione, i tecnici dell’assessorato all’Ambiente hanno evidenziato «un’assenza di contaminazione sui terreni insaturi e sul topsoil e una contaminazione limitata all’acqua di falda con eccedenze per lo più puntuali e di non elevata entità». Fin qui i dati tecnici. L’indagine, però, non si ferma qui. «Il presidente Luigi Crisponi – si legge in una nota della Commissione – ha chiesto un approfondimento chiaro, dettagliato e aggiornato, che specifichi in che modo e in quali punti siano stati fatti i rilievi, con i relativi dati. Crisponi ha anche chiesto una relazione sull'analisi delle acque del Tirso nella zona relativa all’area industriale di Ottana». Sul controverso tema delle bonifiche non rimane che aspettare la prossima puntata.

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