La Nuova Sardegna

Nuoro

Esplosivo e droga: in 5 a giudizio

di Kety Sanna

L’appuntato dei carabinieri: «Scoprimmo gli autori dell’attentato durante le indagini su un omicidio»

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NUORO. «Stavamo indagando sull’omicidio di Giuseppe Scanu, l’allevatore 24enne, di Orani, scomparso nel nulla e poi trovato ammazzato nelle campagne del paese, e tenevamo sotto controllo alcuni soggetti della zona, tra i quali Luca Carboni (l’operaio forestale di 46 anni ucciso a Orani il 19 settembre di un anno fa ndr). Dalle intercettazioni era emerso un traffico di droga che dal Nuorese portava fino alla zona di Olbia e di San Pantaleo». Luigi Virdis, appuntato scelto dei carabinieri all’epoca dei fatti in servizio alla Compagnia di Ottana, ieri è stato sentito come teste al processo per un traffico di droga e per l’attentato messo a segno in via Sant’Emiliano a Nuoro, la notte dei festeggiamenti del Redentore tra il 24 e il 25 agosto del 2008. A giudizio cinque persone accusate a vario titolo di detenzione di armi, droga ed esplosivo. Si tratta di Antonio Baldassarre Piroddi, Costantino Zichi, Lucio Baltolu, Josè Mario Campos e Andrea Cirronis. «Lucio Baltolu – ha aggiunto il militare – incontrò Luca Carboni a Orani e gli propose l’acquisto di 5mila pasticche di ecstasy. Avevamo le loro utenze sotto controllo». È proprio grazie all’attività di ascolto i militari della compagnia di Ottana e i colleghi del comando provinciale di Nuoro erano riusciti a risalire anche agli autori dell’attentato a Seuna, quartiere storico cittadino. Un avvertimento per un credito di denaro non riscosso. «Carboni quella sera si era incontrato con Giuseppe Innocenti e Luigi Pittalis che volevano entrare subito in azione. L’oranese però aveva preferito aspettare l’arrivo di Piroddi che era andato poi a prendere vicino all’anfiteatro. Con “Nello” avevano parlato di ciò che dovevano fare. In un punto dell’intercettazione ambientale si sente pronunciare la frase “la miccia è già in funzione”. Ma quella bomba – ha aggiunto Virdis – venne posizionata nel punto sbagliato. L’indomani del fatto Carboni e Piroddi avevano deciso di far arrivare il messaggio al vero destinatario dell’ordigno». È a questo punto dell’udienza che in aula i toni si sono alterati. Quando l’appuntato ha riferito di essersi occupato delle intercettazioni che incastrerebbero Piroddi, l’avvocato Mario Lai, difensore dell’imputato ha chiesto al teste in base a quali elementi poteva accertare la presenza del suo assistito nel luogo dell’attentato. «Ho riconosciuto la voce di Piroddi a me già nota perché sentito anche nel corso di altre indagini». Il difensore rivolgendosi ai giudici ha chiesto di poter sentire ancora il militare e, soprattutto, di poter predisporre l’attrezzatura per ascoltare in aula le intercettazioni sui dialoghi tra Carboni e Piroddi. Il presidente del collegio, il giudice Giorgio Cannas si è riservato e ha rinviato l’udienza al prossimo 11 gennaio.

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