La Nuova Sardegna

Nuoro

“Finalmente a casa” 40 anni dopo Basaglia

di Stefania Vatieri
“Finalmente a casa” 40 anni dopo Basaglia

Progetto della Assl per i pazienti psichiatrici: vivono in autonomia in un appartamento. È il primo esperimento in Sardegna

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NUORO. Luca soffre di manie di persecuzione. È un ragazzo alto, con i capelli color nocciola e gli occhi neri. Nel raccontare il suo piccolo mondo lo sguardo si rattrista e le parole scorrono lente. Luca divide un piccolo appartamento all’interno di una signorile palazzina color lilla nei pressi di via Ballero, con altre due persone: Guglielmo, un po’ più giovane, e Matteo, quarant’anni. Insieme formano uno dei “gruppi appartamento” di pazienti psichiatrici (unico caso in Sardegna dove i pazienti sono soli), seguiti dal Dipartimento di salute mentale dell’Assl di Nuoro. Che in collaborazione con il servizio di riabilitazione e la cooperativa sociale di tipo b Scenari Verdi, ha dato forma all’ambizioso progetto “Finalmente a casa” dedicato alle persone con disturbi psichici lievi.

Qui, a due passi dal rione di San Pietro, il pensiero del padre della 180, a quarant’anni dalla legge che porta il suo nome, è diventato realtà.

«Basaglia era convinto che nessuno di noi potesse dirsi pienamente sano mentalmente – spiega Pino D’Antonio, sociologo e presidente della cooperativa partner del progetto – e che quindi non aveva senso internare i malati psichici ma piuttosto reintegrarli nella società attraverso un percorso di recupero che mettesse in primo piano la dignità della persona – sottolinea –. Da questi presupposti è nato circa due anni fa il progetto firmato dalla Assl nuorese, unico nell’isola, dedicato ai pazienti con disturbi mentali, con l’obiettivo di reinserire nel contesto sociale queste persone e riconsegnargli l’autonomia che avevano perso negli passati all’interno delle strutture sanitarie: case famiglia, ospedali psichiatrici o comunità». L’idea si rifà all’esperienza statunitense dell’abitare supportato: un approccio radicale e innovativo alla salute mentale nato negli anni novanta, che intreccia assistenza medica tradizionale e ricerca di autosufficienza. «In sostanza – sottolinea Piero Pintore, direttore del dipartimento di Salute mentale e dipendenze dell’Assl barbaricina – le persone con disturbi mentali anziché vivere e curarsi all’interno di strutture pubbliche o private, condividono appartamenti nei quali gli operatori trascorrono alcune ore al giorno, a seconda dei casi, con un risparmio di oltre l’ottanta per cento sulla spesa pubblica». Se un paziente psichiatrico ricoverato in una struttura sanitaria costa alla sanità sarda circa 52mila euro all’anno, 145 euro al giorno, i ragazzi del progetto “Finalmente a casa” ne costano appena 14mila in tre. «Da ieri a oggi è cambiato il modo di concepire l’assistenza psichiatrica – prosegue Pintore –. Si è passati dalla concezione della persona malata di mente come “oggetto da aggiustare” a quella che vede i pazienti come persone da ascoltare, comprendere e curare nel rispetto della libertà umana». In Italia, questo tipo di esperienze nasce spesso dal basso, ma nonostante tutto, oggi, questo approccio è diffuso in tante regioni, soprattutto in Trentino, in Piemonte, in Toscana, nel Lazio e in Umbria. L’esperienza barbaricina rappresenta un unicum nell’intera isola perché oltre a offrire la possibilità di vivere da soli (gli operatori vanno una volta al giorno per mezz’ora), e in piena autonomia, mette i pazienti nelle condizioni di guadagnarsi da vivere attraverso borse lavoro. «Il progetto di fonda su tre assi fondamentali: lavoro, casa e socialità – aggiunge Pino D’Antonio –. I tre ragazzi lavorarono all’interno della cooperativa e offrono servizi inerenti la cura dell’ambiente e la raccolta differenziata – spiega –. Li supportiamo in tutto spingendoli a pianificare e progettare la loro vita futura, perché non dimentichiamoci che la vera tragedia della vita non è il mancato raggiungimento di un obiettivo, ma non averne affatto». Questo piccolo, parziale, viaggio nella “180 realizzata” non vuole essere una fine, ma l’inizio di un pensiero che vede i diritti di tutti i malati psichici finalmente realizzati.

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