Marco Buttu ha lasciato l’Antartide
di Michela Columbu
L’ingegnere di Gavoi ha partecipato a un progetto di ricerca nella base Concordia
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GAVOI. Si trova ancora in Antartide Marco Buttu, l'ingegnere di Gavoi che a novembre dello scorso anno è partito per un progetto di ricerca all’interno di una spedizione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, messo a punto dal Cnr e dall’Enea. Ha lasciato la stazione Concordia il due dicembre e ora si trova nella stazione italiana Mario Zucchelli. È lui stesso che ha informato i suoi conoscenti tramite un aggiornamento su facebook, descrivendo con dovizia di particolari impressioni e sentimenti come del resto ha fatto da un anno a questa parte registrando l'affetto virtuale di migliaia di persone. «Avantieri sono partito da Concordia e ho preso un Twin Otter – scrive – che mi ha portato alla stazione italiana Mario Zucchelli, nella costa orientale dell'Antartide, dove mi trovo adesso. Eravamo tre passeggeri stipati assieme al carico e dopo circa 2 ore e 30 di volo, quando ci trovavamo a metà strada, nel cosiddetto mid-point, ci siamo fermati per rifornire. Non c’è ovviamente una stazione di servizio, ma si tratta di un posto in mezzo al nulla dove sono stati lasciati dei fusti pieni di carburante. Durante la fase di atterraggio ho visto una foca distesa sul ghiaccio marino, il primo essere vivente oltre l'uomo, dopo più di un anno. Subito dopo, appena messo piede giù dall'aereo, ho sentito il calore del sole sulla pelle, una sensazione di cui mi ero quasi dimenticato. Ieri ho visto anche i pinguini. Dovrei lasciare l'Antartide intorno all'undici dicembre, per raggiungere la Nuova Zelanda».
La missione a cui ha partecipato Marco assieme a un gruppo di 12 colleghi riguardava appunto la permanenza in uno dei posti più inospitali della terra, con temperature che toccano i meno 80 gradi, buio assoluto per diversi mesi, altissima quota, in un posto dove appunto non esiste vita, e dove il panorama offre solamente infinite distese di ghiaccio. Marco in particolare è stato responsabile del laboratorio di astronomia.
La missione a cui ha partecipato Marco assieme a un gruppo di 12 colleghi riguardava appunto la permanenza in uno dei posti più inospitali della terra, con temperature che toccano i meno 80 gradi, buio assoluto per diversi mesi, altissima quota, in un posto dove appunto non esiste vita, e dove il panorama offre solamente infinite distese di ghiaccio. Marco in particolare è stato responsabile del laboratorio di astronomia.
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