Il cardinale Angelo Becciu: «Mai più strade trappole mortali»
L'appello alla messa in suffragio dei fratelli Pintor, morti un anno fa. Un appello alle autorità per spronarle ad agire immediatamente
NUORO. «Un solo commento è presente, ormai da un anno, nelle bocche di tutti: non è possibile». Sono le parole del cardinale Angelo Becciu, ex segretario di Stato vaticano, che ha celebrato la messa in suffragio dei giovani fratelli Matteo e Francesco Pintor, scomparsi un anno fa sulle curve maledette della strada statale 129 Nuoro-Macomer, proprio il giorno di Natale.
La chiesa del Sacro Cuore, stracolma di giovani e di tanti cittadini di una comunità, quella nuorese, ancora sgomenta, ha ospitato la celebrazione alla quale hanno partecipato i genitori Anna Rita e Michele, insieme a Giovanni, superstite di quella giornata, tristemente indimenticabile, dove a perdere la vita furono i suoi due giovani fratelli di 16 e 24 anni.
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A rappresentare il cordoglio di un’intera città e non soltanto, numerose autorità, tra queste il sindaco Andrea Soddu e il vice sindaco Sebastian Cocco, oltre all’assessore regionale Luigi Arru; a rompere il silenzio assordante, i canti del Coro Su Nugoresu in alternanza al coro parrocchiale.
Da quel maledetto 25 dicembre di un anno fa, nessuno ha più dimenticato: numerose sono le iniziative che si sono susseguite senza sosta da quel giorno, ultima in ordine di tempo la raccolta di oltre 15 mila firme per dire basta agli incidenti mortali su quel tratto di strada tanto discusso, da parte del comitato Sos 129, presieduto da Giovanni Pintor, che già da gennaio aveva cominciato la sua battaglia virale per mettere a norma «una lunga trappola d’asfalto disseminata di croci, lapidi e mazzi di fiori». Anche il cardinale Angelo Becciu, che ha presieduto la celebrazione (concelebrata tra gli altri dal vescovo di Nuoro Mosè Marcia), non ha voluto lasciare inascoltati i continui appelli unendosi al grido di dolore rivolto alle autorità competenti: «Sentimenti di speranza e di conforto non ci fanno dimenticare la rabbia e la tristezza – ha affermato l’ex segretario di Stato vaticano –, sono troppi i giovani, gli studenti che hanno rischiato e rischiano di cadere sulle strade».
«Voglio rivolgere un appello a chi è preposto al controllo e all’adeguamento delle vie: le strade siano solo un mezzo di comunicazione e non trappole mortali. Si faccia quanto è umanamente possibile affinché non si ripetano più queste tragedie e al più presto si ponga rimedio grazie alla mobilitazione, in primis, delle autorità, che hanno il compito di agire immediatamente».
Il cardinale, originario di Pattada (paese della mamma dei Pintor), ha rivolto parole di conforto rimanendo colpito dalla presenza dei numerosi giovani: «Con l’animo desideroso di pace siamo riuniti per stringerci attorno ai familiari al fine di rafforzare la fede dopo la tragedia che ha sconvolto le loro vite un anno fa con un fatto che resta assurdo. Un tragico fatto che ha stravolto la quiete della famiglia anche se è sicuramente consolante ricevere attestati di solidarietà da chi ha voluto bene ai vostri figli: tanti giovani che vi circondano di tanto affetto. Abbiamo tutti, davanti ai nostri occhi, le tombe dei due giovani scomparsi, ma in questo abbraccio di tenerezza divina pensiamo a Matteo e Francesco, per loro c’è sicuramente un posto nella città Santa, non quella degli uomini, ma è lì che non ci sono né dolore né affanno».
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