Ortopedia, l’ultimatum dell’Ats
di Giusy Ferreli
Lanusei, i medici dichiarati idonei al concorso regionale entro venerdì dovranno rendersi disponibili
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LANUSEI. Un ultimatum ai medici risultati idonei al concorso bandito su base regionale per coprire i posti in ortopedia. Lo ha riferito il sindaco Davide Burchi, il quale lo ha appreso dai vertici dell’Ats che sta portando a compimento le procedure per il concorso regionale e che, per bocca del direttore amministrativo Attilio Murru, aveva assicurato tempi rapidissimi. «L’Ats – ha riportato il primo cittadino di Lanusei – entro venerdì dovrebbe convocare tutti i medici dichiarati idonei e far presente che tra i luoghi di lavoro la priorità va data a quei presidi che sono maggiormente in sofferenza». Potrebbe sembrare una forzatura, che fa affidamento più sulla moral suasion che su altri presupposti e che la dice lunga sulle difficoltà di trovare medici disposti a lavorare al Nostra signora della Mercede, ma potrebbe essere l’unica maniera per convincere gli ortopedici a trasferirsi in Ogliastra. Non è detto poi che qualcuno di loro accetti.
La rabbia per la mancata soluzione delle criticità che affliggono l’ospedale di Lanusei in generale e il reparto di ortopedia in particolare ha rotto gli argini. Il comitato “Tutti uniti per l’ospedale ogliastrino”, che da qualche tempo sta occupando il reparto a rischio chiusura per mancanza di specialisti, è pronto ad attraversare il mare e portare la voce dell’Ogliastra sino a Roma.
La proposta di una “marcia” sulla capitale è emersa nel corso di un faccia a faccia tra sindaco e cittadini. Il comitato, in mancanza di risposte concrete da parte di Regione e Ats, vuole bypassare i vertici regionali e chiamare in causa direttamente il Governo per vedere riconosciuto il diritto alla salute, diritto sancito in primis dalla Costituzione.
Intanto la tensione è alle stelle: domani pomeriggio alle 17 i sindaci si riuniranno ancora una volta in conferenza sociosanitaria nella sede dell’ex Provincia di Scal’e Murtas. Questa volta però non ci si limiterà ad elencare le criticità della sanità ogliastrina o a lanciare i soliti appelli alla politica. «Questa volta – osserva Burchi – c’è da decidere la strategia da attuare per evitare che il grido d’aiuto del territorio rimanga inascoltato». La rabbia, e ancor di più il rammarico, per quanto sta accadendo è grande tanto più che il reparto di ortopedia e traumatologia sino a poco tempo fa riusciva ad assicurare gli interventi chirurgici per il trattamento della frattura al femore entro le 48 ore, così come previsto dagli standard nazionali. Un primato da archiviare se non si troveranno soluzioni adeguate per far tornare il presidio all’antica efficienza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La rabbia per la mancata soluzione delle criticità che affliggono l’ospedale di Lanusei in generale e il reparto di ortopedia in particolare ha rotto gli argini. Il comitato “Tutti uniti per l’ospedale ogliastrino”, che da qualche tempo sta occupando il reparto a rischio chiusura per mancanza di specialisti, è pronto ad attraversare il mare e portare la voce dell’Ogliastra sino a Roma.
La proposta di una “marcia” sulla capitale è emersa nel corso di un faccia a faccia tra sindaco e cittadini. Il comitato, in mancanza di risposte concrete da parte di Regione e Ats, vuole bypassare i vertici regionali e chiamare in causa direttamente il Governo per vedere riconosciuto il diritto alla salute, diritto sancito in primis dalla Costituzione.
Intanto la tensione è alle stelle: domani pomeriggio alle 17 i sindaci si riuniranno ancora una volta in conferenza sociosanitaria nella sede dell’ex Provincia di Scal’e Murtas. Questa volta però non ci si limiterà ad elencare le criticità della sanità ogliastrina o a lanciare i soliti appelli alla politica. «Questa volta – osserva Burchi – c’è da decidere la strategia da attuare per evitare che il grido d’aiuto del territorio rimanga inascoltato». La rabbia, e ancor di più il rammarico, per quanto sta accadendo è grande tanto più che il reparto di ortopedia e traumatologia sino a poco tempo fa riusciva ad assicurare gli interventi chirurgici per il trattamento della frattura al femore entro le 48 ore, così come previsto dagli standard nazionali. Un primato da archiviare se non si troveranno soluzioni adeguate per far tornare il presidio all’antica efficienza.
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