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Il caso del pappagallo senza “documenti” torna a processo

NUORO. Alla prossima udienza, davanti al giudice Daniela Russo, i primi testi della lista della difesa confermeranno che il prode pappagallo Antoneddu, da Barbagia struzzi era di casa da ben prima...

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NUORO. Alla prossima udienza, davanti al giudice Daniela Russo, i primi testi della lista della difesa confermeranno che il prode pappagallo Antoneddu, da Barbagia struzzi era di casa da ben prima che nascesse il processo, e che era lì da ben 18 anni ed era così ben inserito da aver imparato anche il sardo. Uno di famiglia, insomma. Altro che pappagallo conteso, altro che pappagallo che prima apparteneva a una donna nuorese. Ma non basta: sempre alla prossima udienza, la difesa, attraverso i testimoni della sua lista, conta di smontare anche l’accusa per la quale il proprietario di Antoneddu, Massimiliano Demontis, è finito a processo: non aver avuto un documento di accompagnamento, il cosiddetto “Cites”, che punisce chi “detiene, utilizza per scopi di lucro, acquista, vende, espone o detiene per la vendita o per fini commerciali, offre in vendita o comunque cede esemplari senza la prescritta documentazione”. Ma in realtà, come ha più volte rilevato l’avvocato di Demontis, Barbara Corrias, quel documento Demontis non era tenuto ad averlo perché Antoneddu era un suo animale da compagnia e non lo utilizzava a scopo di lucro. Solo in quest’ultimo caso, infatti, le norme dicono che avrebbe dovuto avere anche quel documento.

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