Comunità terapeutica: dagli arresti al fallimento
di Luca Urgu
Licenziati sei dipendenti e 10 collaboratori della struttura per adolescenti La presidente della coop: «Trenta ragazzi pagano i guai di quattro minorenni»
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NUORO. Traditi dalla Regione che ha chiuso i rubinetti dei finanziamenti, la fine della breve vita della struttura era ormai segnata. L’effetto domino seguito alle saracinesche abbassate nella Comunità terapeutica per adolescenti “Via Redipuglia”, centro specializzato per accogliere ragazzi minorenni con problemi psichiatrici, ha avuto effetti devastanti sia sul lato occupazione sia su quello del servizio offerto per quasi tre anni. Da venerdì sei dipendenti (psicologi, educatori etc) della Promozione società cooperativa sociale, che gestiva il servizio negli spazi della zona di San Giuseppe a Nuoro, sono stati licenziati, stessa sorte per un’altra decina di collaboratori. Giuseppina Secci, è la presidente della Cooperativa che coordina un servizio identico ad Assemini è dispiaciuta.
«È un fallimento anche per noi, che in quello stabile abbiamo investito tanto, almeno 800 mila euro per l’acquisto, ristrutturazione e per l’adeguamento agli standard richiesti degli alloggi – spiega –, come potevamo andare avanti nel momento che non erano più previsti inserimenti. Siamo molto delusi e rammaricati anche perché avevamo investito in un territorio carente. Noi avevamo ottenuto l’accreditamento dalla Regione ma non la contrattualizzazione. Una procedura che abbiamo atteso invano ma che ci è stato detto non si poteva fare perché la Regione non aveva risorse. Non ci è stata fornita nemmeno una data e hanno addirittura rimarcato che potevano mantenere a mala pena i contratti messi in essere prima del nostro accreditamento. Sia chiaro che una struttura del genere adatta a ospitare nove persone non può reggersi con la presenza di sole tre. Eppure c’è in Sardegna una forte carenza di strutture di questo tipo per i minori, molti vengono inviati fuori dall’isola con una spesa oltretutto maggiore».
Certo è che proprio dopo l’estate la situazione all’interno della Comunità terapeutica per adolescenti “Via Redipuglia”, iniziano i problemi con l’arrivo a singhiozzo degli ospiti. L’arresto di quattro minorenni il 10 di settembre ospitati nella struttura che si sarebbero resi colpevoli di vessazioni e sevizie verso coetanei e alcuni operatori sembra segnare il destino del servizio che perde improvvisamente appeal.
Da quel momento in poi il numero degli utenti ospitati non è più quello a regime (nove) come in tutto il primo periodo precedente, ma si riduce a tre – quattro ospiti. «Prima di quella vicenda il mio telefono squillava continuamente, mi venivano sottoposti tanti casi di inserimenti a cui non riuscivamo nemmeno a dare risposte. Dopo gli arresti c’è stato il vuoto, i Comuni e la stessa Ats non ci ha più cercati», constata amaramente Giuseppina Secci.
«Eppure in questi quasi tre anni nella struttura di Nuoro sono passati una trentina di ragazzi, si è parlato solo ahimè dei quattro che hanno avuto problemi con la giustizia, invece ci sarebbe tanto da dire del percorso di inserimento fatto dagli altri 26 anche grazie all’aiuto concreto delle varie professionalità che hanno lavorato nel centro con competenza ed equilibrio. Mi dispiace veramente per il loro licenziamento – chiude Secci –, sono professionalità mature, che al momento devono attendere una nuova opportunità. Spero arrivi prestissimo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«È un fallimento anche per noi, che in quello stabile abbiamo investito tanto, almeno 800 mila euro per l’acquisto, ristrutturazione e per l’adeguamento agli standard richiesti degli alloggi – spiega –, come potevamo andare avanti nel momento che non erano più previsti inserimenti. Siamo molto delusi e rammaricati anche perché avevamo investito in un territorio carente. Noi avevamo ottenuto l’accreditamento dalla Regione ma non la contrattualizzazione. Una procedura che abbiamo atteso invano ma che ci è stato detto non si poteva fare perché la Regione non aveva risorse. Non ci è stata fornita nemmeno una data e hanno addirittura rimarcato che potevano mantenere a mala pena i contratti messi in essere prima del nostro accreditamento. Sia chiaro che una struttura del genere adatta a ospitare nove persone non può reggersi con la presenza di sole tre. Eppure c’è in Sardegna una forte carenza di strutture di questo tipo per i minori, molti vengono inviati fuori dall’isola con una spesa oltretutto maggiore».
Certo è che proprio dopo l’estate la situazione all’interno della Comunità terapeutica per adolescenti “Via Redipuglia”, iniziano i problemi con l’arrivo a singhiozzo degli ospiti. L’arresto di quattro minorenni il 10 di settembre ospitati nella struttura che si sarebbero resi colpevoli di vessazioni e sevizie verso coetanei e alcuni operatori sembra segnare il destino del servizio che perde improvvisamente appeal.
Da quel momento in poi il numero degli utenti ospitati non è più quello a regime (nove) come in tutto il primo periodo precedente, ma si riduce a tre – quattro ospiti. «Prima di quella vicenda il mio telefono squillava continuamente, mi venivano sottoposti tanti casi di inserimenti a cui non riuscivamo nemmeno a dare risposte. Dopo gli arresti c’è stato il vuoto, i Comuni e la stessa Ats non ci ha più cercati», constata amaramente Giuseppina Secci.
«Eppure in questi quasi tre anni nella struttura di Nuoro sono passati una trentina di ragazzi, si è parlato solo ahimè dei quattro che hanno avuto problemi con la giustizia, invece ci sarebbe tanto da dire del percorso di inserimento fatto dagli altri 26 anche grazie all’aiuto concreto delle varie professionalità che hanno lavorato nel centro con competenza ed equilibrio. Mi dispiace veramente per il loro licenziamento – chiude Secci –, sono professionalità mature, che al momento devono attendere una nuova opportunità. Spero arrivi prestissimo».
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