La Nuova Sardegna

Nuoro

Nuoro, centro massaggi: mogli in rivolta

di Valeria Gianoglio
Nuoro, centro massaggi: mogli in rivolta

Prostituzione e riciclaggio, al processo spunta una telefonata al 113: «Proposte hot a mio marito»

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. «Altro che centro massaggi: siamo entrati lì con mio marito pensando di fare un trattamento, e invece a lui hanno proposto ben altro. Dovete andare a dare un’occhiata: si parla di prostituzione, altro che storie». Suonava così più o meno, la telefonata che nel 2014, agli albori dell’indagine della polizia, coordinata dal pm Giorgio Bocciarelli, sul centro massaggi di viale Sardegna, aveva dato lo spunto, insieme ad altri elementi, sospetti e segnalazioni, per scavare attorno alla struttura.

E capire cosa effettivamente si celasse dietro le sue salette, gli annunci pubblicitari dai messaggi più che espliciti, dietro i gestori che si muovevano al suo interno con grande sicurezza, e soprattutto dietro un intenso traffico di denaro e bonifici che da Nuoro arrivava fino in Cina, passando anche per un appartamento di Milano che nascondeva un call center per smistare centinaia di telefonate tra i centri di mezza Italia che fornivano prestazioni sessuali.

È emersa anche la telefonata di una delle tante mogli nuoresi arrabbiate, dunque, ieri mattina, al processo nato dall’inchiesta sul centro massaggi di viale Sardegna che era stato posto sotto sequestro e chiuso nel 2015 su disposizione del gip.

A giudizio, a vario titolo, e per le accuse di sfruttamento della prostituzione e riciclaggio del denaro ricavato dallo stesso sfruttamento, sono finite cinque persone tutte di nazionalità cinese (mentre un altro imputato – l’unico italiano – è già stato condannato a 1 anno e 8 mesi con il rito abbreviato). Una di queste, tuttavia, è stata dichiarata irreperibile e la sua posizione è stata stralciata per questo motivo. A processo, a conti fatti, ne rimangono quattro: uno solo dei quali è accusato di sfruttamento della prostituzione ed è il titolare – arrivato dalla Cina – del contratto di affitto dell’appartamento di viale Sardegna dove vivevano le donne di nazionalità cinesi che offrivano le loro prestazioni sessuali nel vicino centro benessere.

Mentre gli altri tre imputati sono i titolari, sempre di nazionalità cinese, dei conti correnti sui quali le lavoratrici del centro massaggi indirizzavano, attraverso diversi bonifici, il denaro provento della prostituzione.

«Dopo vari appostamenti in più occasioni abbiamo visto le donne uscire dal centro massaggi e andare a versare i soldi negli uffici postali di via Santa Barbara o a volte anche di piazza Crispi – hanno raccontato ieri mattina, durante il processo davanti al tribunale collegiale, gli agenti della squadra mobile nuorese che si erano occupati dell’inchiesta del pm Bocciarelli – abbiamo monitorato spesso i movimenti delle ragazze e abbiamo anche acquisito le cedole di versamento. In più occasioni, abbiamo attestato che versavano tremila, seimila, anche diecimila euro, e subito dopo facevano i bonifici per la stessa cifra che andavano in particolare a tre soggetti. Uno di questi era il coniuge della donna che lavorava nel centro massaggi».

Capitava anche questo, dunque, secondo quanto raccolto dalla polizia, tra le sale del centro massaggi di viale Sardegna: che un marito, residente in Cina, ricevesse a scadenze più o meno regolari, i soldi che la moglie ricavava – secondo l’accusa – facendo la prostituta nella struttura di viale Sardegna.

«Dopo appostamenti e aver sistemato tre telecamere nascoste nelle salette del centro e nella reception abbiamo appurato che il centro veniva utilizzato esclusivamente per prestazioni sessuali e abbiamo documentato anche il passaggio di denaro» hanno raccontato, sempre ieri in udienza, gli agenti della squadra mobile nuorese. Secondo le indagini condotte a suo tempo, tra il 2014 e il 2015 il giro di affari accertato si aggirava sui 200mila euro all’anno. E molti di quei soldi finivano in Cina dopo alcuni passaggi che toccavano anche Milano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative