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Nuoro

Morte sospetta in ospedale a Nuoro: il giudice riapre il caso

Kety Sanna
Morte sospetta in ospedale a Nuoro: il giudice riapre il caso

Disposto l’approfondimento delle indagini sulle cause del decesso di un 80enne. Il pm aveva chiesto l’archiviazione per 3 medici ma la famiglia Todde si era opposta

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NUORO. Il caso della morte di Pietro Todde, il pensionato nuorese di 80 anni, deceduto nel settembre di due anni fa al San Francesco dopo due settimane di ricovero, è stato riaperto. Il giudice Teresa Castagna che nell’udienza del 27 febbraio scorso si era riservato, accogliendo le osservazioni e le contestazioni mosse dalle parti offese, ieri mattina ha disposto la prosecuzione delle indagini per fare chiarezza su alcuni punti oscuri, e non del tutto evidenziati dalla consulenza del pubblico ministero, in merito all’eventuale sussistenza di profili di colpa in capo ai sanitari che avevano avuto in cura il paziente. Dopo la morte del pensionato, la famiglia aveva presentato un esposto alla Procura. Erano state sequestrate le cartelle cliniche e disposta l’autopsia. L’uomo sarebbe morto per vari problemi cardiaci. Secondo i familiari, però, nonostante le sue condizioni peggiorassero, solo due giorni prima che morisse era stato sottoposto a visita cardiologica.

Il pm aveva aperto un’inchiesta a carico di tre medici del reparto di Malattie infettive: Antonina Carai (difesa dall’avvocato Giovanni Colli), Josè Maria Teresa Lai e Anna Maria Salerno (difese dall’avvocata Monica Macciotta). Alla fine delle indagini però, il magistrato inquirente, ritenendo la notizia di reato infondata, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, visto che da parte dei medici non c’era stata negligenza. In sede di opposizione, la moglie e i figli del pensionato, assistiti dall’avvocato Mauro Intagliata, si erano opposti all’archiviazione e a sostegno delle proprie argomentazioni avevano depositato consulenza medico legale ed evidenziate alcune circostanze, tra le quali, appunto, la tardività dell’intervento cardiologico. Per le parti offese, infatti, una tempestiva diagnosi di pericardite, con le conseguenti cure del caso, avrebbe impedito o ritardato il decesso del paziente. Il loro legale aveva quindi chiesto al giudice di imporre alla procura la prosecuzione delle indagini o la formulazione dell’imputazione a carico delle persone indagate. Ieri il gip ha imposto un approfondimento istruttorio sulle cause della morte di Pietro Todde. «Provveda il pubblico ministero ad effettuare ulteriori accertamenti medico-legali in ordine a quando evidenziato dalla consulenza e dai dottori Speranzoni e Plati – scrive il gip nel provvedimento –. In particolare per verificare se le criticità evidenziate nella citata consulenza possano avere in qualche modo influito nelle conclusioni cui sono pervenuti gli ausiliari del pm e soprattutto per verificare eventuali condotto omissive da parte dei sanitari, nella formulazione della diagnosi delle patologie da cui il Todde risultava affetto all’atto del suo ricovero, tali da averne cagionato il decesso».

Le indagini dovranno essere svolte entro il 30 giugno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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