Macomer, città deserta e ancora tanta confusione
di Sandro Biccai
Incertezza tra le persone che si ritrovano nei pochi negozi ancora aperti Intanto i cartelli annunciano: «Spiacenti, mascherine e gel igienizzanti terminati»
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MACOMER. Anche per Macomer le ultime decisioni assunte dal Governo in tema di coronavirus hanno rappresentato un vero e proprio spartiacque per le consuete abitudini dei cittadini. I segnali dei cambiamenti sono visibili fin dal mattino. Alle otto, sotto una leggera pioggerellina, viale Nenni, una delle arterie più trafficate della cittadina, si presenta completamente deserto. Scuole chiuse, niente mezzi pubblici o macchine in transito, nessuno che passeggi o faccia footing. Solo due operai comunali intenti a potare gli alberi in un silenzio irreale amplificato dall'insistere della nebbia. La stessa atmosfera avvolge piazza Sant’Antonio dove un anziano, berretto di velluto in testa e sciarpone sul viso, legge le locandine dell’edicola. A poca distanza, la sala d’attesa dell’Agenzia delle Entrate è insolitamente vuota. Rimangono chiusi, invece, l’Inps e l’Unione dei comuni.
Apertura confermata per gli uffici comunali ma solo per i casi urgenti. Così come ad Abbanoa dove si può entrare uno per volta. Con il passare dei minuti la cittadina si rianima un pochino. Cresce nelle vie il numero delle auto in transito e dei pedoni. Alcuni, soprattutto anziani, indossano le mascherine.
C’è chi fa la fila per prelevare al bancomat, chi varca la soglia dell’ufficio postale. In tanti entrano nel vicino supermercato. Non c’è ressa, tutto procede con ordine. La sensazione, guardando il contenuto dei carrelli, è che la gente abbia ben in mente cosa acquistare: alimenti a lunga scadenza, acqua, tonno. Nelle corsie ci si muove con circospezione, stando attenti ad evitare i contatti mentre le cassiere indossano tutte mascherine e guanti. In un altro supermercato del centro i clienti attendono all’esterno, si entra solo a piccoli gruppi. In fila anche persone arrivate dai paesi del circondario. In attesa del proprio turno, l’interrogativo è lo stesso: «Ma ci si può spostare per fare la spesa?».
Regnano incertezza e confusione e questo non è d’aiuto. Più di una voce si leva contro chi è arrivato negli ultimi giorni dal nord: «Dovevano stare al posto loro». Nei bar pochi clienti: servizio al tavolino, distanza di almeno un metro. Toni dimessi, poca voglia di sorridere. Proseguendo il giro ci si rende conto di quante attività nelle ultime 48 ore abbiano deciso di tenere le serrande abbassate. E di quante pensino di seguirne l’esempio. Caf, patronati, uffici, agenzie, liberi professionisti, cercano di espletare le pratiche limitando gli ingressi e lavorando online. «Spiacenti, mascherine e gel igienizzanti terminati» recita la locandina affissa in farmacia dove un altro cartello invita a tenere le distanze sia all’esterno che all'interno. «Non bisogna scoraggiarsi – dice un’anziana –. È un momento duro ma passerà». E finalmente c’è chi abbozza un sorriso: è quello di una ragazza che pensa al bimbo che porta in grembo.
Apertura confermata per gli uffici comunali ma solo per i casi urgenti. Così come ad Abbanoa dove si può entrare uno per volta. Con il passare dei minuti la cittadina si rianima un pochino. Cresce nelle vie il numero delle auto in transito e dei pedoni. Alcuni, soprattutto anziani, indossano le mascherine.
C’è chi fa la fila per prelevare al bancomat, chi varca la soglia dell’ufficio postale. In tanti entrano nel vicino supermercato. Non c’è ressa, tutto procede con ordine. La sensazione, guardando il contenuto dei carrelli, è che la gente abbia ben in mente cosa acquistare: alimenti a lunga scadenza, acqua, tonno. Nelle corsie ci si muove con circospezione, stando attenti ad evitare i contatti mentre le cassiere indossano tutte mascherine e guanti. In un altro supermercato del centro i clienti attendono all’esterno, si entra solo a piccoli gruppi. In fila anche persone arrivate dai paesi del circondario. In attesa del proprio turno, l’interrogativo è lo stesso: «Ma ci si può spostare per fare la spesa?».
Regnano incertezza e confusione e questo non è d’aiuto. Più di una voce si leva contro chi è arrivato negli ultimi giorni dal nord: «Dovevano stare al posto loro». Nei bar pochi clienti: servizio al tavolino, distanza di almeno un metro. Toni dimessi, poca voglia di sorridere. Proseguendo il giro ci si rende conto di quante attività nelle ultime 48 ore abbiano deciso di tenere le serrande abbassate. E di quante pensino di seguirne l’esempio. Caf, patronati, uffici, agenzie, liberi professionisti, cercano di espletare le pratiche limitando gli ingressi e lavorando online. «Spiacenti, mascherine e gel igienizzanti terminati» recita la locandina affissa in farmacia dove un altro cartello invita a tenere le distanze sia all’esterno che all'interno. «Non bisogna scoraggiarsi – dice un’anziana –. È un momento duro ma passerà». E finalmente c’è chi abbozza un sorriso: è quello di una ragazza che pensa al bimbo che porta in grembo.
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