La Nuova Sardegna

Nuoro

Vite da expat ai tempi della pandemia

di Stefania Vatieri
Vite da expat ai tempi della pandemia

I timori di Cinzia Flore (Australia) e Margherita Rivano (Uk), i racconti di Eva Cambedda (Giappone) e Massimo Cossu (Usa)

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NUORO. Dal Giappone all’Australia fino all’America e all’Inghilterra: sono tanti i nuoresi residenti all’estero che guardano con preoccupazione ciò che sta succedendo nella loro terra. Le notizie che arrivano dall’Italia, le immagini sui social e i continui messaggi di parenti e amici in quarantena hanno fatto scattare l’allarme anche tra i tanti nuoresi che da anni vivono all’estero. Residenti in paesi dove i contagi sembrano essere ancora limitati e in cui le misure di prevenzione sono praticamente inesistenti, in tanti tra gli expat nuoresi hanno paura che l’epidemia scoppi anche dove vivono, lontani dagli affetti, e si augurano che il “modello italiano” venga attuato al più presto. «C’è ancora molta ignoranza e troppo scetticismo su questa situazione – racconta Cinzia Flore, che da otto vive e lavora a Perth, in Australia – . Lavoro in un ufficio governativo che si occupa di welfare: nel mio piano, un open office, siamo in quattrocento e lavoriamo uno accanto all’altro senza nessuna distanza di sicurezza. Ciò che ha fatto la mia compagnia è stato mandarci una mail dove raccomandava di lavarsi bene le mani, cucinare bene la carne, che non so in che maniera possa essere utile per evitare i contagi, ed evitare di toccare animali a mani nude».

Sulla stessa scia anche l’Inghilterra che solo qualche giorno fa ha disposto la chiusura delle scuole, lasciando invece aperti uffici e luoghi pubblici di aggregazione: tutto è affidato a semplici raccomandazioni o consigli. «Qui, a Londra, le scuole fino a qualche giorno fa erano aperte nonostante fossero stati registrati casi di Covid anche tra bambini – racconta con rabbia Margherita Rivano, che vive a Londra da circa due anni con il marito e i due figli –. Io ho deciso in autonomia due settimane fa di non mandare i miei figli a scuola, con il rischio di prendere pure una multa, ma onestamente non mi interessa, perché penso che il premier Boris Johnson stia sottovalutando il problema e mettendo a rischio la salute dei cittadini. Vorrei tanto che anche qui venisse attuato il pugno duro italiano, la linea morbida di Johnson mi terrorizza. Non sappiamo neanche qual è la reale situazione dei contagi, e tantomeno se stiano facendo tamponi».

Qualche misura in più di prevenzione è stata invece presa nel Paese del Sol levante, dove da anni vive Eva Cambedda, nuorese che insegna italiano nelle scuole di Tokyo. «Vorrei premettere che in Giappone l’uso di mascherine e disinfettanti per le mani è una consuetudine, anche solo per evitare i contagi della classica influenza stagionale: tutti hanno la mascherina sia per proteggersi ma sopratutto per evitare di contagiare gli altri – spiega –. Le scuole pubbliche sono state chiuse così come tutti i luoghi di aggregazione che in Giappone sono tantissimi e molto frequentati dagli anziani. Sono stati rinviati tutti i concerti e gli eventi sportivi fino a data da destinarsi, ma le informazioni che riguardano i contagi sono davvero poche: diciamo che il governo giapponese non è l’emblema della trasparenza e la sensazione è che adesso stia succedendo ciò che è accaduto ai tempi di Fukushima. Qui è ancora tutto aperto e sento che devo fare un po’ da me per evitare situazioni pericolose. Siamo un po’ in balia delle onde anche se credo che se qui ci fosse un’emergenza verrebbe fuori».

Oltre oceano la situazione italiana è stata invece presa come modello. A dirlo è Massimo Cossu, l’hair stylist nuorese che da svariati anni vive a Los Angeles dove, ammette, l’Italia è vista come un esempio virtuoso. «Qui come da voi è tutto chiuso e la raccomandazione è quella di evitare i contatti sociali il più possibile – dice –. Stare a casa non è un obbligo come in Italia ma è veramente un deserto. Da oggi è partita la sperimentazione di un vaccino contro il Covid e a breve verranno distribuiti nelle farmacie dei kit di auto testing del virus. Sono preoccupato perché le immagini che arrivano dall’Italia sono tremende ma al tempo stesso mi sento tutelato dal governo americano, nonostante le informazioni sulla situazione Covid siano poche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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