La Nuova Sardegna

Nuoro

I cassintegrati con il cuore in sospeso

di Stefania Vatieri
I cassintegrati con il cuore in sospeso

Le incognite della Fase 2 per migliaia di lavoratori di tutti i settori, la Cgil chiede la proroga degli ammortizzatori sociali

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NUORO. Sospesi a mezz’aria, pronti al peggio che deve ancora arrivare. L’esercito dei cassaintegrati della provincia aspetta la fase 2 con le dita incrociate e la scure della disoccupazione tra capo e collo. Una vera emergenza sociale che all’esaurirsi del tempo degli ammortizzatori sociali scoppierà in tutta la sua violenza, travolgendo migliaia di lavoratori del settore metalmeccanico, del commercio, dell’alberghiero, dell’artigianato, dell’edilizia, dell’agricoltura e della chimica della provincia di Nuoro e Ogliastra che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro a causa della grave crisi data dall’emergenza sanitaria Covid-19. Una situazione che mette in luce il fragile tessuto economico del territorio costellato per la maggior parte da medie e piccole realtà imprenditoriali, esposte negli anni ai molti e diversificati focolai della crisi, e che rischiano ora di essere spazzare via definitamente dall’uragano Coronavirus.

«La tanto attesa fase due per questi lavoratori sarà ancora più drammatica – sottolinea la segretaria provinciale Fiom Cgil Margherita Tola –. Quando il periodo di cassa integrazione terminerà e verranno sbloccati i licenziamenti inizieremo a contare i “cadaveri” che la pandemia causerà sotto il profilo economico e lavorativo. È una bomba pronta ad esplodere». Nella sola provincia Nuorese sono ben 57 le aziende del settore metalmeccanico che hanno fatto ricorso alla cassa integrazione (98% ordinaria e il 2% in deroga), 500 i lavoratori coinvolti. Solo cinque aziende hanno anticipato ai propri lavoratori la cassa integrazione. L’ombrello degli ammortizzatori sociali, sul piano dei conteggi, li farà considerare fra i lavoratori attivi, anche se molti di loro non varcheranno mai più i cancelli del luogo di lavoro. Quando il lockdown finirà, la ripresa rischia di arrivare senza operai in fabbrica.

Fuori dalle statistiche, il mercato del lavoro di Nuoro e provincia sta vivendo almeno tre drammi in uno. Il primo è quello dei lavoratori con contratto a termine che con la crisi dovuta all’emergenza sanitaria hanno già perso il posto. Se ne contano in tutte le aziende diverse centinaia. Il secondo dramma riguarda invece chi da mesi deve sbarcare il lunario con la cassa integrazione o i sussidi di mobilità e già sa che l’azienda non ce la farà a ripartire. Il terzo è quello di chi teme che la fine degli ammortizzatori sociali lasci il posto a nuovi piani di ristrutturazione e a chiusure definitive più massicce di quelle che si sono viste finora.

In questo quadro drammatico un posto di rilievo lo occupano i lavoratori stagionali con contratti di somministrazione. «Questa è la classe di lavoratori più penalizzata e dimenticata dallo Stato – sottolinea Domenica Muravera, segretaria provinciale Filcams –. A loro i famosi 600 euro non spettano perché si tratta di lavoratori che non sono direttamente alle dipendenze della struttura in cui lavorano, ma di agenzie interinali o ditte specializzate. Parliamo di quasi duemila persone nella sola provincia nuorese».

Per quanto riguarda invece il settore del commercio, turismo e servizi, sono 280 le aziende che hanno fatto richiesta del fondo di integrazione salariale (Fis), e cassa integrazione in deroga. Sono 2300 i lavoratori coinvolti e altrettanti quelli le cui aziende hanno fornito le informative a livello nazionale e regionale (Douglas, aziende di vigilanza, Trony, Elior Gemeaz, Ovs, Scarpe e scarpe etc). Non se la passano meglio i settori edile e dell’artigianato dove, come spiega Maddalena Casula, referente provinciale Fillea Cgil e Ebas artigianato, «si stava intravedendo un primo spiraglio di luce. Si tratta di piccole imprese a volte composte da un solo dipendente che ora rischiano il fallimento».Uno scenario drammatico che ha motivato l’appello delle sigle sindacali a riformare il sistema delle tutele antidisoccupazione e che spinge a chiedere estensioni della cassa integrazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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