«Mi mancano i compagni» i bimbi e la scuola stravolta

Macomer, una scolara di quinta elementare: «Tanta nostalgia della classe» L’insegnante: «Darei chissà cosa per riavere i miei alunni di fronte»

MACOMER. È un dato di fatto. L’emergenza coronavirus ha stravolto la nostra quotidianità. La vita di milioni di persone è cambiata, dall’oggi al domani. Si parla di continuo degli effetti negativi che le restrizioni anti Covid stanno avendo sull’economia, sul lavoro e sulla nostra psiche. Ma, forse, non si è prestata la giusta attenzione all’impatto che il distanziamento sociale ha sui più piccoli. Di punto in bianco sono stati costretti a non andare più a scuola, a non vedere compagni e insegnanti. Vietato fare attività sportiva e incontrare i nonni. Loro, i bambini, hanno capito che per difendersi dal virus bisogna stare a casa ma a quale prezzo?. «Certe mattine", racconta al telefono Maria, così la chiameremo – non avevo voglia di svegliarmi alle 7 e di prepararmi per andare a scuola. A volte mi pesava fare i compiti. Adesso, invece, il mio desiderio più grande è quello di tornare in classe a fare lezione con le maestre e i miei compagni». Maria frequenta il quinto anno nella primaria. Questi sarebbero dovuti essere gli ultimi mesi da trascorrere nell’istituto dove ha imparato a leggere e scrivere. Invece si ritrova a seguire la didattica a distanza. «Al momento è l’unico modo per garantire ai bambini il diritto allo studio», ammette amareggiata Nanna Calcagni. Lei, insegnante di italiano alla primaria di Sertinu a Macomer, ancora non si capacita dello stravolgimento che è in corso. «In 21 anni di professione non mi era mai capitato di dover fare a meno dei miei alunni. Cerco di adattarmi alla situazione – ammette – ma è difficile rinunciare al contatto con i bambini. Mi mancano le loro voci, la loro curiosità. Se penso a quante volte mi hanno fatto perdere la pazienza perché erano distratti durante la spiegazione. E ora, darei chissà cosa per rivivere persino quei momenti. La chiusura della scuola è stato come un lutto per me», confida commossa. «I problemi sono tanti e di diversa natura – aggiunge la dirigente della primaria di Sertinu Antonina Caradonna –. Quelli pratici, come la connessione a singhiozzo e la carenza di dispositivi elettronici, sono stati risolti fornendo alle famiglie che ne avevano bisogno 40 tablet e pc. Per quelli di natura umana, invece, servirebbe solo la presenza, che ora non è possibile». Lo sa bene Maria. «Vedere i miei compagni su Skype mi mette tristezza – ha detto –. Non è come averli di fronte in carne e ossa».

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