Volontari senza frontiere dalla Barbagia all’Europa

L’esperienza internazionale di cinque ragazzi selezionati da Malik identità Orgosolo, Gavoi e Ollolai gemellati con Portogallo, Romania, Croazia e Spagna

GAVOI. Volontari europei al tempo del coronavirus. Cinque ragazzi, quattro barbaricini e una spagnola, raccontano la propria esperienza lontani da casa. Sono volontari selezionati da Malik identità, associazione che ha sede a Gavoi attivissima nel favorire progetti giovanili all’estero attraverso l’Agenzia nazionale giovani e il programma Erasmus +. Così i gavoesi Pietro e Pasquale Mattu, di 23 e 27 anni. Il primo a Rimnicu Vilcea in Romania, e il secondo a Pola in Croazia. Marco Musina di Orgosolo, di 23 anni si trova a Barcelos in Portogallo. Antonella Bussu, 24 anni di Ollolai è a Malaga in Spagna mentre a Gavoi soggiorna da qualche settimana la spagnola Silvia Laya Bolivar, 24 anni, venuta da Madrid appena prima delle restrizioni. «Dall’11 marzo abbiamo sospeso le attività attinenti al progetto che seguo, che riguarda la valorizzazione del parco nazionale di Cozia – spiega Pietro Mattu dalla Romania – per via dei disagi correlati alla pandemia». «Prima dell’arrivo delle restrizioni, collaboravo principalmente in una struttura ludica per anziani – spiega invece l’orgolese Marco Musina dal Portogallo –. Avevamo in programma di organizzare eventi che avrebbero aiutato a promuovere e finanziare una campagna umanitaria in Mozambico, ora sospeso». L’attività dell’ollolaese Antonella Bussu va avanti grazie alla tecnologia. Lei a Malaga si occupa di progettazione europea, nel punto Eurodesk della associazione che la ospita. «Solitamente – spiega – io e il mio collega tedesco seguiamo la gestione dei diversi gruppi per i vari Training courses e youth exchanges in diverse parti d’Europa, diamo informazioni sui programmi E+ e aiutiamo con le pagine web e la formazione di altri futuri volontari». La bellezza di una Pola deserta ha incantato il gavoese Pasquale Mattu impegnato in attività di organizzazione di eventi, progetti di arte e media in un centro che gestisce anche una stazione radio e collabora con associazioni locali. «Si lavora da casa – spiega- per cui il nostro lavoro procede regolarmente». Silvia Laya Bolivar, a Gavoi da quasi due mesi: «In tutto questo tempo ho organizzato le mie giornate, per investire il tempo extra che ci ha dato la quarantena, per studiare l’italiano, leggere, seguire corsi di fotografia online. Il tempo è volato».

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