Cpr, stop alla visita di due associazioni

Macomer, accesso negato al Centro per migranti dopo i disordini dei giorni scorsi

MACOMER. «Prefettura di Nuoro e ministero dell'Interno hanno convenuto nel non consentire il nostro ingresso, senza una adeguata motivazione dal punto di vista formale. Come ormai da prassi consolidata, è chiara la volontà di impedire il più possibile alle nostre associazioni, alla società civile in generale e ai professionisti dell'informazione di ottenere notizie di prima mano sulla situazione all’interno del Cpr».

È un atto di accusa durissimo l'ultimo comunicato stampa firmato dall'Asce, l'associazione sarda contro l'emarginazione, e dall’associazione LasciateciEntrare, col quale si rende noto il rigetto, da parte delle autorità competenti, della richiesta di accedere e visitare il centro regionale per migranti a Macomer, teatro da mesi di inquietanti episodi di cronaca.

«Ci troviamo dinnanzi all’ennesima conferma dell'opacità di questo modello - si legge nella nota -. Uno spazio completamente fuori dal diritto, un buco nero dove spariscono persone, democrazia e diritti umani, nell'opacità di una gestione omertosa che isola i reclusi dal mondo esterno ed erige una coltre di silenzio impenetrabile intorno al perimetro della prigione. Ancora una volta - è l'amara constatazione degli attivisti per i diritti - si chiudono le porte in faccia a quella parte di società civile che chiede di dar voce a tutti coloro che diventano invisibili una volta varcata la porta del Cpr».

L'ingresso è stato negato, oltre ai rappresentati delle due associazioni, anche ad una avvocata del foro di Oristano, mentre è stato consentito alla consigliera regionale Maria Laura Orrù. Le due associazioni denunciano di aver appreso da «fonte certa» il tentativo di spostare i migranti ad altra sede: «nella giornata di giovedì - scrivono - si è tentato di deportare una decina di internati verso un altro Cpr. Il trasferimento è fallito, presumibilmente per l’indisponibilità del volo, il che ci fa pensare che questo trasferimento sia stato organizzato in fretta e furia. Questa notizia conferma quello che era un fondato sospetto: l’amministrazione del Cpr sta facendo in modo di disperdere i partecipanti alla protesta della settimana scorsa in altre strutture, per farli rimpatriare al più presto insieme alle loro testimonianze. Riteniamo gravissimo che questo accada nel momento in cui si prepara una visita ufficiale che ha tra i suoi punti di interesse la verifica di quanto accaduto durante la protesta, e dunque un dialogo con le persone recluse in queste settimane nel centro».

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