Un organismo di monitoraggio per le condizioni dei migranti

NUORO. Nasce un organismo di monitoraggio sul Cpr, il centro rimpatri degli immigrati protagonista di tante polemiche nelle ultime settimane. Lo ha istituito il prefetto Bruzzese «con lo scopo di...

NUORO. Nasce un organismo di monitoraggio sul Cpr, il centro rimpatri degli immigrati protagonista di tante polemiche nelle ultime settimane. Lo ha istituito il prefetto Bruzzese «con lo scopo di vigilare sull’andamento delle attività che vi si svolgono e assicurarne il raccordo con il territorio, in un’ottica di prevenzione e garanzia delle generali condizioni di sicurezza dei trattenuti e degli operatori, nonché della stessa collettività ospitante», come è scritto in una nota della stessa prefettura. L’organismo è il primo esito del “Patto per la sicurezza urbana” sottoscritto a fabbraio tra Prefettura, Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Nuoro, Comune di Macomer, Anci Sardegna e Consiglio delle Autonomie locali Regione Sardegna. Quattro i componenti: Luca Dessì, in rappresentanza della Prefettura con il ruolo di coordinatore; Maria Grazia Vivarelli, in rappresentanza della Regione, come componente al pari di Gianfranco Congiu, in rappresentanza del Comune di Macomer , e Antonio Repucci, in rappresentanza del gestore del Cpr di Macomer Ors Italia s.r.l.

Nei giorni scorsi il centro è stato visitato da due consigliere regionali del gruppo dei progressisti, Maria Laura Orrù e Laura Caddeo, e dal garante per i detenuti di Oristano Paolo Mocci. La delegazione ha dovuto fare a meno dei rappresentanti della campagna Lasciatecientrare e di Asce, per i quali Ministero e Prefettura non hanno autorizzato l'accesso. Al vaglio la situazione interna della struttura che ospita i migranti in attesa di rimpatrio, funestata in questi mesi da episodi allarmanti. «Prefettura di Nuoro e ministero dell'Interno – aveva protestato l’Asce, l'associazione sarda contro l'emarginazione – hanno convenuto nel non consentire il nostro ingresso, senza una adeguata motivazione dal punto di vista formale. Come ormai da prassi consolidata, è chiara la volontà di impedire il più possibile alle nostre associazioni, alla società civile in generale e ai professionisti dell'informazione di ottenere notizie di prima mano sulla situazione all’interno del Cpr».

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