«Sui fanghi aspettiamo le indagini»

Bosa, il sindaco Casula boccia la proposta del Psd’Az di spostare l’impianto a Suni

BOSA. «Credo che la questione sia superata dai tempi. In questo momento è meglio per tutti attendere l’esito delle indagini». Così il sindaco di Bosa Piero Franco Casula commenta la proposta avanzata dalla sezione del Psd’Az di Bosa e Planargia con la quale il gruppo politico ha individuato nella delocalizzazione dell’impianto di trattamento dei fanghi della Geco nella vicina zona industriale di Suni una possibile soluzione alla vicenda che da un anno sta agitando gli animi dei planargesi. Il primo cittadino di Bosa spiega che «quella di Suni doveva essere la soluzione iniziale, così come venne fuori circa un anno fa durante un’assemblea dell’Unione dei Comuni. Io personalmente – aggiunge Casula – mi sono sempre battuto affinché la Zona industriale di Suni lo diventasse dell’intera Planargia (Zip), così come riportato nel programma elettorale delle scorse elezioni. Ma si arriva a questa discussione troppo tardi».

Insomma, la proposta lanciata dalla sezione locale del partito del presidente della Regione Christian Solinas sembra non trovare una sponda sulle rive del Temo. Anche perché, sottolinea lo stesso Casula, «si dovrebbe parlare di fare un nuovo impianto, e questo senza entrare sulle questioni di regolarità e legalità o meno dell’attuale impianto». Insomma, oltre che fuori tempo massimo, la proposta di spostare l’attività della Geco dovrebbe fare i conti con le stringenti procedure autorizzative per la realizzazione di un nuovo impianto e persino con l’esito giudiziario del procedimento penale oristanese. «In questo momento, oltre alla solidarietà verso chiunque e a qualsiasi titolo abbia subito minacce o gesti intimidatori o atti vandalici, così come esplicitata proprio ieri con una Delibera dell’Unione dei comuni, bisogna aspettare che si chiudano le indagini della Procura, nel rispetto dell’attività imprenditoriale e di chi, democraticamente, si oppone». Il sindaco sottolinea inoltre il fatto che il Comune di Bosa non sia mai stato coinvolto in una discussione riguardante la possibile trasformazione dell’impianto di Magomadas. «Non mi risulta che siano stati coinvolti neanche gli altri comuni vicini – dice Casula quasi a chiamarsi fuori rispetto ad una vicenda complessa che sta deteriorando gli equilibri sociali dei paesi coinvolti –. Di fatto, a luglio 2019 la scelta era già stata fatta e l’impianto operativo. Solo allora qualcuno a Magomadas si è reso conto dell’importanza di quella scelta a due passi dal centro urbano».

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